La Regione Veneto ha adottato le proposte dei Piani di emergenza delle 18 grandi dighe presenti sul territorio. Un passaggio che, per la provincia di Belluno – dove si concentra la quasi totalità degli invasi – rappresenta un tassello importante nella gestione del rischio e nella preparazione delle comunità. Da oggi si apre la fase di consultazione pubblica: cittadini, enti e territori avranno 30 giorni per presentare osservazioni e contributi.
La nuova pianificazione, parte integrante del sistema regionale di Protezione civile, definisce procedure e responsabilità in caso di emergenza: dall’allertamento al soccorso, fino all’assistenza alla popolazione nelle aree potenzialmente interessate. «Per tutte le dighe del Veneto abbiamo costruito una pianificazione che collega gli scenari alle azioni da mettere in campo» spiega l’assessora alla Protezione civile Elisa Venturini. «Sapere quali aree potrebbero essere coinvolte e come attivare gli enti permette di preparare una risposta coordinata. È questo il compito della prevenzione».
Il lavoro ha riguardato soprattutto Belluno, dove insistono 17 delle 18 dighe coinvolte. Le mappe delle aree potenzialmente allagabili sono state digitalizzate e integrate con i piani dei Comuni e con i documenti dei gestori degli impianti. La pianificazione considera due scenari: l’onda di piena generata dalle manovre degli organi di scarico e l’ipotetico collasso dello sbarramento. Si tratta di scenari di riferimento, non di segnalazioni di pericolo.
Il modello di intervento comprende una scheda specifica per ogni diga, l’individuazione degli elementi esposti, dei Centri operativi comunali e delle aree di emergenza. Il raccordo operativo coinvolge Prefetture, enti locali, Vigili del Fuoco, strutture regionali e gestori: una rete che, nel Bellunese, assume un valore particolare per la presenza di invasi strategici e vallate strette.
Le linee guida e le schede di gestione dell’emergenza saranno consultabili sul sito regionale, mentre le parti contenenti informazioni sensibili resteranno riservate. «La partecipazione dei cittadini è parte del percorso» sottolinea Venturini. «La conoscenza del territorio può migliorare la pianificazione e rendere più efficace la preparazione delle comunità».
Terminata la consultazione, la Giunta adotterà la versione definitiva dei piani, che passeranno poi al Consiglio regionale e al Consiglio delle Autonomie locali. Un iter che, per Belluno, significa mettere ordine e chiarezza su uno dei temi più delicati della sicurezza territoriale.





