Competenze industriali, Belluno cresce ma rallenta sull’innovazione

Competenze industriali, Belluno cresce ma rallenta sull’innovazione

Un sistema produttivo solido e fortemente specializzato, capace di generare valore e di esportare sui mercati internazionali, ma che deve accelerare sul fronte dell’innovazione e dell’intensità tecnologica per mantenere la propria competitività. È il quadro delineato dall’indagine “Analisi delle competenze industriali della provincia di Belluno”, realizzata dai professori Giulio Buciuni (Trinity College di Dublino), Jacopo Canello e Nicoletta Giudice (Università di Parma), su incarico di Confindustria Belluno Dolomiti.

Secondo lo studio, che analizza l’evoluzione del tessuto economico locale tra il 2019 e il 2024, il Bellunese presenta una struttura imprenditoriale numericamente stabile e caratterizzata da una forte presenza di micro e piccole imprese: sono oltre 14 mila su un totale di 14.151 attività. Tuttavia, una quota crescente dell’occupazione si concentra nelle aziende medio-grandi, che assorbono da sole quasi il 40% dei lavoratori provinciali.

Sul piano economico, il valore aggiunto prodotto in provincia continua a crescere, seppure a un ritmo inferiore rispetto a quello registrato nel Nord Est e a livello nazionale. Resta però elevato il valore aggiunto pro capite, che si attesta sui 42 mila euro contro una media italiana di 34,4 mila euro.

A trainare l’economia provinciale è soprattutto l’occhialeria, autentico motore industriale del territorio. Il comparto genera infatti circa 2,8 miliardi di euro di valore, pari a quasi il 28% dell’intera ricchezza prodotta nel Bellunese. Seguono il commercio all’ingrosso, con circa un miliardo di euro, e la meccanica pesante, che rappresenta il principale settore alternativo all’occhialeria ma con valori decisamente più contenuti.

La forte vocazione internazionale emerge anche dai dati sull’export. Nel 2024 le esportazioni provinciali hanno superato i 5 miliardi di euro, con Stati Uniti, Francia e Germania tra i principali mercati di destinazione. Ancora una volta è il settore degli strumenti medici, in larga parte riconducibile all’occhialeria, a dominare la scena: il suo peso sull’export totale è passato dal 70,5% del 2019 al 75,1% del 2024.

Più complesso il quadro sul fronte dell’innovazione. Tra il 2019 e il 2024 sono nate 1.250 nuove imprese, soprattutto nei comparti delle costruzioni, della ristorazione e dell’impiantistica. Solo una su dieci, però, presenta un livello di intensità tecnologica tale da poter generare un elevato valore aggiunto. Un dato che evidenzia una limitata capacità di sviluppo di iniziative innovative legate ai settori strategici del territorio. Anche il numero di start-up innovative resta contenuto: nel 2024 se ne contano appena 14. Secondo i ricercatori, si tratta comunque di un segnale positivo perché dimostra la presenza di potenziali percorsi di innovazione basati sulle competenze già esistenti all’interno del sistema produttivo locale.

Per Gianluca Vigne, vicepresidente di Confindustria Belluno Dolomiti con delega all’Università e all’Alta Formazione, la ricerca indica con chiarezza la strada da seguire. «La competitività futura del territorio si giocherà sulla capacità di investire in tecnologia, competenze e capitale umano qualificato», ha sottolineato, richiamando il ruolo della Fondazione Dolomiti Innovation Valley e del progetto Innovereye nella costruzione di un vero ecosistema dell’innovazione bellunese.

La conclusione dello studio è netta: il Bellunese non deve creare da zero nuove competenze, ma accompagnare l’evoluzione di un sistema industriale già maturo verso modelli capaci di valorizzare il patrimonio di conoscenze e specializzazioni costruito nel tempo. Una sfida che passa inevitabilmente attraverso innovazione, formazione e attrazione di talenti.

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