Idroelettrico, Calligaro: «I 48 milioni destinati al Bellunese ci sono già»

Idroelettrico, Calligaro: «I 48 milioni destinati al Bellunese ci sono già»

I 48 milioni di euro derivanti dalla monetizzazione dell’energia prodotta dalle grandi derivazioni idroelettriche sono già destinati alla provincia di Belluno. A sostenerlo è la consigliera regionale di Fratelli d’Italia Silvia Calligaro, che interviene così nel dibattito sulle risorse accumulate dalla Regione attraverso i canoni dell’idroelettrico. Secondo Calligaro non esistono dubbi sulla destinazione dei fondi, già prevista dalla normativa regionale. La questione, spiega, riguarda piuttosto i tempi e le modalità con cui le somme potranno essere trasferite alla Provincia.

La consigliera distingue tra le diverse annualità. Le risorse relative al 2025 e al 2026, che entreranno nella disponibilità della Regione nel 2027, potranno essere trasferite una volta incassate. Diversa invece la situazione delle somme maturate tra il 2021 e il 2024, oltre 48 milioni di euro già riscossi dalla Regione ma non ancora assegnati all’ente provinciale. «Queste somme sono vincolate al Bellunese e non possono essere destinate ad altri territori o ad altre finalità», afferma Calligaro. Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, tuttavia, il trasferimento dovrà avvenire nel rispetto delle regole contabili e dei limiti previsti per l’utilizzo dell’avanzo di bilancio, rendendo necessario un percorso articolato su più annualità.

Nel suo intervento la consigliera sottolinea anche le opportunità che tali risorse potrebbero garantire al territorio. Tra le possibili destinazioni cita il rafforzamento del welfare e dei servizi sociosanitari, il sostegno alle famiglie, interventi per alleggerire il costo delle rette delle Rsa e misure a favore della mobilità di studenti e lavoratori, attraverso sistemi di trasporto pubblico più accessibili. Calligaro richiama inoltre le difficoltà che le Province hanno affrontato negli ultimi anni a seguito della riforma Delrio, evidenziando come tali criticità risultino ancora più marcate in un territorio interamente montano come quello bellunese, caratterizzato da costi di gestione più elevati e da esigenze differenti rispetto ad altre aree della regione. «La vera sfida non è discutere nuovamente a chi spettino questi soldi, perché è già stato stabilito, ma trasformarli in servizi migliori, nuove opportunità e un sostegno concreto alle comunità bellunesi», conclude la consigliera regionale.

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