Alla fine è successo: dopo settimane di telefonate, sussurri, riunioni carbonare e consultazioni via WhatsApp, i primi due candidati alla presidenza della Provincia sono usciti allo scoperto. E lo hanno fatto praticamente in contemporanea, come pugili che entrano sul ring da angoli opposti. Da una parte Christian Roldo, sindaco di Sedico, che raccoglie la bandiera del Centrodestra; dall’altra Nicola Vieceli, sindaco di San Gregorio nelle Alpi, che diventa il volto della lista Futura – Centrosinistra Bellunese.
Una doppia uscita che arriva al termine di una lunga fase di tatticismi. Nel Centrodestra le trattative si sono trascinate tra veti, tentativi di mediazione e qualche tensione interna, mentre il Centrosinistra, forte di un recente risveglio elettorale (con l’elezione di Alessandro Del Bianco in consiglio regionale) ha scelto di non aspettare oltre. Il risultato è una campagna che si accende improvvisamente, dopo giorni di immobilismo apparente.
Roldo, da parte sua, presenta la candidatura come un progetto inclusivo. «Non nasce per dividere, ma per aggregare le migliori energie del territorio», sottolinea. E rilancia: «Questo territorio non può più inseguire emergenze. Deve tornare a programmare il proprio destino». Per lui, la Provincia deve diventare un’istituzione capace di “visione”: una regia forte su infrastrutture, acqua, energia e trasporti, e una vera “Casa dei Comuni”, che aiuti soprattutto quelli più piccoli. «La Specificità Bellunese non è un’etichetta folkloristica – insiste – ma un valore negoziale da far pesare con Regione e Governo».
Vieceli, invece, sceglie un’altra strada: candidarsi anche senza numeri favorevoli. «È una situazione particolare», ammette, «che produce una campagna lunga tre mesi», effetto dello sdoppiamento delle elezioni: prima il presidente (18 marzo), poi il consiglio (entro il 16 giugno). Ma il messaggio è chiaro: il Centrosinistra vuole giocare una partita politica vera, non di testimonianza. «Vogliamo rilanciare il progetto di Futura – dice – e parleremo non solo agli amministratori che votano, ma all’intera comunità bellunese». Saranno settimane di incontri pubblici su ciò che più peserà nei prossimi anni: il dopo‑Olimpiadi, il trasporto pubblico, la gestione dell’acqua e dell’energia, con la gara per le concessioni idroelettriche ormai alle porte. «Non partiamo da zero – ricorda Vieceli – Nel 2024 fummo gli unici a presentare un programma. Ora vogliamo aggiornarlo insieme a chi crede in una Provincia che torni a contare».
Fin qui, tutto chiaro. Ma mentre i candidati prendono posizione, uno resta al centro di tutte le conversazioni: Roberto Padrin. Il presidente uscente, al secondo mandato, è rimasto senza il sostegno del Centrodestra e non ha sponde nel Centrosinistra. È però difficile immaginare che rinunci alla possibilità di correre per la terza volta. Il problema è che lo spazio politico, attorno a lui, si è ristretto parecchio. Le vie possibili sono poche, strette e tutte in salita. Per rimettersi in partita dovrebbe rivolgersi ai sindaci civici, tessere relazioni trasversali e contare sul voto libero e silenzioso di chi, nei diversi schieramenti, potrebbe scegliere in autonomia nel segreto dell’urna, al di là delle indicazioni ufficiali dei partiti. Un percorso complicato, ma non impossibile. E soprattutto: ancora non escluso.
Insomma, il conto alla rovescia è iniziato. E il mese che precede il voto rischia di essere molto più lungo di quanto sembri.





