È ripreso questa mattina (lunedì 17 febbraio) il presidio permanente dei lavoratori della Hydro di Feltre, dopo l’ennesima frattura tra sindacati e azienda. A far riesplodere la tensione è stato il tentativo, avvenuto nelle ultime ore, di trasferire fuori dallo stabilimento alcune matrici: attrezzature strategiche per la produzione, che le maestranze hanno interpretato come un nuovo passo verso lo svuotamento del sito.
Il trasferimento, diretto allo stabilimento di Ornago, non era legato a urgenze produttive né a commesse in sofferenza. «Un tassello di un disegno chiaro: indebolire Feltre pezzo dopo pezzo», denunciano Fiom e Fim. Le matrici, ricordano i sindacati, non sono semplici strumenti: rappresentano il lavoro e il sapere costruito negli anni dagli operai feltrini. Togliere le matrici significa togliere prospettiva industriale e occupazionale al territorio.
La mobilitazione ai cancelli ha impedito la spedizione, costringendo l’azienda a fare marcia indietro. Un risultato che i sindacati attribuiscono alla determinazione e all’unità dei lavoratori, tornati in presidio permanente dopo l’incontro di lunedì, giudicato «vuoto di contenuti». Nessuna risposta sui tempi di riattivazione degli impianti danneggiati dagli incendi delle scorse settimane, nessun cronoprogramma sugli interventi di ripristino, nessuna garanzia sul futuro produttivo di uno stabilimento già colpito dal piano di riorganizzazione europeo del gruppo.
Sul tavolo resta anche la questione della cassa integrazione, prevista per almeno 8-10 settimane e con il rischio di ulteriori proroghe. Nonostante il peso economico sulle famiglie, l’azienda non ha mostrato disponibilità a un’integrazione salariale. Una posizione definita “inaccettabile” da Stefano Bona (Fiom Belluno) e Mauro Zuglian (Fim Treviso Belluno): «Non si possono scaricare sui lavoratori i costi di scelte organizzative che non dipendono da loro».
Per i sindacati, la strada è chiara: serve un piano scritto e vincolante per il ripristino degli impianti; serve la garanzia che matrici e produzioni rimangano a Feltre; serve un sostegno salariale che tuteli il reddito durante la cassa integrazione; e serve infine un confronto vero e trasparente sul futuro industriale dello stabilimento. «Se l’azienda dovesse riprovarci, saremo ancora ai cancelli, al fianco dei lavoratori, a difendere il futuro dello stabilimento», concludono Fiom e Fim. Al momento, però, dalla proprietà non arrivano segnali di apertura.
La sindaca Fusaro: «Situazione sconcertante. Non arretreremo di un passo»
Tra i cancelli e i lavoratori si è presentata nuovamente anche la sindaca di Feltre, Viviana Fusaro, che ieri ha visitato il presidio due volte nel corso della mattinata. Il suo giudizio sull’atteggiamento della multinazionale è durissimo: Fusaro parla esplicitamente di una situazione «sconcertante» e di un’azienda che, anche all’incontro di lunedì, «ha mostrato una totale chiusura», sia sulla riattivazione della centralina andata a fuoco, sia sulle richieste dei dipendenti riguardo alla cassa integrazione.
Per la sindaca, quella della Hydro è diventata una questione di dignità, oltre che un’emergenza industriale: «È un comportamento ingiustificato nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie, messe in profonda difficoltà da decisioni che non tengono conto del valore che questo stabilimento ha per il territorio». Un territorio che, ricorda Fusaro, «ha dato molto a questa realtà produttiva», e che oggi pretende risposte, non silenzi.
La prima cittadina ha voluto ribadire pubblicamente la vicinanza dell’amministrazione: «Sono tornata qui perché la nostra solidarietà è piena e convinta. Le fabbriche si difendono anche davanti ai cancelli, e noi saremo al fianco dei lavoratori in ogni sede e con ogni strumento possibile». Una presa di posizione politica netta, accompagnata dall’impegno a continuare il lavoro con il Ministero per individuare soluzioni e vie d’uscita dalla crisi.





