Ponte Ronco, Bortoluzzi rilancia l’allarme: «Modelli di 14 anni fa non bastano»

Ponte Ronco, Bortoluzzi rilancia l’allarme: «Modelli di 14 anni fa non bastano»

Per la Provincia di Belluno il dossier “Ponte Ronco” non è chiuso. Anzi, è più aperto che mai. Dopo la risposta arrivata dalla Provincia autonoma di Trento sul sito di stoccaggio di Canal San Bovo, il consigliere delegato al Demanio Idrico Massimo Bortoluzzi alza il livello di attenzione e chiarisce che le rassicurazioni tecniche non bastano.

Trento conferma che la discarica opera secondo le norme, protetta da una barriera di limi e progettata per resistere a piene con tempi di ritorno di 200 anni. Tutto basato su studi del 2012. Ed è proprio qui che, per Belluno, si apre il problema. «Non possiamo accontentarci di una lettura burocratica – afferma Bortoluzzi – dal 2012 il mondo è cambiato: Vaia, siccità estreme, piene improvvise. Eventi che hanno riscritto la sicurezza idraulica. Pensare che modelli statistici di quattordici anni fa siano ancora sufficienti è un rischio che non possiamo permetterci».

Il timore è chiaro: un incidente ambientale nel Vanoi avrebbe effetti a catena lungo tutto il sistema idrico che porta al Cismon e poi al Brenta. Non un torrente qualunque, ma un asse che alimenta territori agricoli e produttivi cruciali per il Veneto. «Un inquinamento a Ponte Ronco diventerebbe in poche ore un disastro ecologico. Proteggere la montagna significa proteggere la pianura, le sue eccellenze e migliaia di cittadini».

Per questo Belluno non intende restare spettatore. Nonostante le analisi condotte da APPA nel dicembre 2025, la Provincia vuole verifiche autonome. Gli uffici stanno già lavorando con ARPAV per valutare l’attivazione di stazioni di campionamento indipendenti sul territorio bellunese. «Serve un punto bianco, una fotografia continua dell’acqua che entra nei nostri confini – ribadisce Bortoluzzi – se c’è una contaminazione, dobbiamo essere i primi a intercettarla. La salute pubblica non si difende con la fiducia, ma con i dati».

La linea è netta: vigilanza costante e nessuna sottovalutazione. «Non permetteremo che logiche di gestione dei rifiuti o calcoli tecnici mettano a rischio le nostre comunità. La Provincia di Belluno sarà sentinella attiva. La guardia resta altissima».

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