Pochi rappresentanti bellunesi nelle liste per le Politiche 2022. Pochissimi quelli in posizioni utili per uno scranno a Roma. Se le ipotesi della vigilia saranno confermate anche dopo il 25 settembre, dalle urne dovrebbe uscire solo il nome di Luca De Carlo (FdI). E allora le associazioni di categoria chiedono fin da subito un’attenzione particolare.
Confartigianato chiede un ministro dedicato alla montagna. Confindustria invece promette di fare massa critica per garantire una voce bellunese forte per le esigenze delle terre alte.
GLI ARTIGIANI
«Serve un ministero specifico per la montagna, che possa fare da cassa di risonanza in consiglio dei ministri di tutte le istanze delle terre alte», dice Confartigianato Belluno.
«Il referendum sul taglio dei parlamentari ha rappresentato il culmine dell’ondata di anti-politica. Ora speriamo si attenui, perché ha influito notevolmente sulla rappresentanza dei cittadini e dei territori» sottolinea la presidente di Confartigianato Belluno, Claudia Scarzanella. «Abbiamo così nella nostra provincia una grave perdita di rappresentanza per il Bellunese, che passerà da 6 a probabilmente un solo parlamentare. È un disagio notevole per le terre alte, che rischiano di rimanere fuori dalle stanze del potere, aspettando che qualcuno si accorga di loro. Auspichiamo che questa situazione non passi inosservata nella formazione del prossimo Governo. E che venga individuato un ministro con delega specifica alla montagna».
«L’unico eletto potrebbe essere il senatore De Carlo, che giocherà un ruolo fondamentale per la provincia di Belluno» conclude la presidente Scarzanella. «Il fatto di essere anche amministrare locale sicuramente lo aiuta nel capire le esigenze del territorio e delle imprese. Ci sarà da lavorare da subito su importanti riforme, tra cui appunto la legge sulla montagna rimasta incompiuta con la fine del Governo Draghi».
GLI INDUSTRIALI
«Tra taglio dei parlamentari e scelte delle segreterie di partito, il Bellunese e la montagna italiana più in generale rischiano la marginalità istituzionale. Sia chiaro però che non lo permetteremo. Sono convinta che gli stessi corpi intermedi delle aree montane – associazioni di categoria e sindacati – saranno chiamati a far sentire ancora più forte la loro voce. Come industriali, faremo la nostra parte fino in fondo. Davanti abbiamo un autunno difficilissimo. I costi dell’energia, in particolare nelle terre alte, sono una bomba sociale a orologeria. Chiunque verrà, dovrà farsene immediatamente carico» afferma una battagliera Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti.
«Con la rete di Confindustria per la montagna, accanto a tutte le associazioni degli industriali delle aree montane italiane, continueremo a fare massa critica e a esigere la giusta attenzione. Siamo, oggi più che mai, convinti della necessità di rafforzare i legami con i territori che hanno le nostre stesse criticità e potenzialità. Il network che in questi anni abbiamo coltivato con colleghi imprenditori, Istituzioni, università e centri di ricerca sarà la base per portare avanti battaglie comuni» sostiene Berton. «Con la legge quadro sulla montagna – che avevamo contribuito a redigere e arrivata in Commissione Bilancio alla Camera dopo l’ok del Governo – ce l’avevamo quasi fatta, poi sono prevalse irresponsabilità e miopia. Da qui però si deve ripartire: inutile guardare indietro. Ora la nostra assoluta priorità sarà quella di affrontare il caro-bolletta. Il problema accomuna tutto il Paese ma in montagna – dove i costi sono storicamente più alti – servono misure ad hoc. Qui l’inverno arriva prima: può sembrare una constatazione banale ma – con gli aumenti di questi giorni – è un vero e proprio dramma per famiglie e imprese».





