A dicembre è piovuto meno della metà del solito. A gennaio le poche gocce di pioggia (e i pochissimi fiocchi di neve) si sono concentrate alla vigilia dell’Epifania. Prima e dopo solo sole e tempo stabile. Risultato, siccità, soprattutto nei fondovalle dove la copertura nevosa è ormai un pallido ricordo. E la situazione è destinata a perdurare e ad aggravarsi, perché le previsioni a lungo termine promettono bel tempo fino a fine mese e anche nei primi giorni di febbraio.
Il dato dice che a dicembre sono caduti mediamente 44 millimetri di precipitazione, che sono coincisi con la grande nevicata dell’8 dicembre; la media degli ultimi 25 anni è di 82 millimetri, quindi gli apporti meteorici mensili sul territorio regionale sono stati poco più della metà rispetto alla media (-47%). A gennaio le centraline Arpav del Bellunese hanno registrato pioggia solo il giorno 5, con apporti variabili, contenuti entro i 50 millimetri.
Insomma, è tornato l’inverno che si è visto spesso sulla montagna bellunese, quello cioè caratterizzato da giornate fredde e soleggiate, senza precipitazioni per lunghi periodi. Le conseguenze sono visibili nei terreni secchi e riarsi. E nelle prossime giornate la situazione non cambierà di un millimetro.
I primi effetti si sono visti un paio di giorni fa, a Lozzo di Cadore. Il sottobosco secco, in località Molines, è diventato preda di un incendio, prontamente spento dalle squadre di Protezione Civile di Auronzo e dai vigili del fuoco. È intervenuto anche l’elicottero della Regione con lanci puntuali sulla superficie incendiata.





