Piazzale Resistenza e lo stadio: i dubbi della frazione

Piazzale Resistenza e lo stadio: i dubbi della frazione

La trasformazione del piazzale dello Stadio Polisportivo non passa inosservata. Giorno dopo giorno la nuova tribuna cresce accanto ai condomini, mentre l’area storicamente utilizzata come parcheggio scambiatore viene ridisegnata. Una situazione che ha spinto il capofrazione di Baldenich, Luigi Filippo Daniele, a condividere sul suo profilo social una riflessione sul futuro dello stadio e sulla compatibilità con il quartiere.

La domanda che emerge è semplice: come si gestisce l’arrivo di 2.000 persone a una partita di calcio quando davanti allo stadio ci sono appena 127 posti auto? Il sindaco Oscar De Pellegrin ha parlato di parcheggi alternativi e navette, ma senza dettagli su dove, come e con quali risorse. Per ora, osserva Daniele, resta “solo una grande nebulosa nello spazio siderale”.

Scrive il capofrazione di Baldenich: «Il piazzale, da sempre funzionale e utilizzato da residenti, pendolari e attività commerciali, è stato stravolto. Due aiuole hanno ridotto ulteriormente la capienza, sacrificando 14 posti preziosi. E allora la riflessione si allarga: lo stadio è ancora compatibile con un quartiere densamente urbanizzato, abitato da quasi 6.000 persone? Non sarebbe stato più lungimirante pensare a un trasferimento in aree periferiche come Levego o Safforze, creando una cittadella dello sport?»

Il confronto con altre realtà è inevitabile: «A Fontanafredda lo stadio Tognon è circondato da migliaia di parcheggi – sottolinea Daniele – a Treviso si pensa di trasformare il Tenni in un’area di servizi. A Belluno, invece, si investono 10 milioni di euro del PNRR per riqualificare tribune e piazzale, senza un piano chiaro sulla logistica».

Daniele sottolinea che i residenti non contestano lo stadio né la squadra Dolomiti Bellunesi, orgoglio della città. Contestano un progetto che rischia di trasformarsi in un incubo quotidiano: auto parcheggiate ovunque, strade private invase, trasporto pubblico insufficiente. «La città vuole fatti, non slogan – evidenzia –. Servono risposte nette: quanti parcheggi reali sono previsti, dove saranno, chi gestirà le navette e con quali fondi?».

Dicembre sarà il momento della verità, con l’assemblea pubblica e la presentazione degli atti. Il quartiere chiede partecipazione vera e soluzioni concrete. Perché alla fine, conclude Daniele, la questione resta la più semplice e la più urgente: dove mettono la macchina duemila persone?

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