Riscaldarsi e cucinare con la legna da ardere: una pratica diffusa non solo nei paesi montani, ma in buona parte della provincia di Belluno.
In passato, i suggerimenti erano pochi, ma rigorosi e precisi: il legname deve essere tagliato con la luna calante e nel tardo autunno. E va poi allestito entro la primavera.
Molti alberi perdono il loro potere calorico e le loro qualità in vista della combustione, se non vengono raccolti entro il mese di aprile. Questo, però, è un anno del tutto anomalo: l’anno del Coronavirus. Tanto è vero che la quarantena impone a chiunque di rimanere in casa e di spostarsi solo di fronte a necessità. E il recupero delle piante non rientra nel campo delle urgenze.
Così, le stesse piante rischiano di rimanere abbandonate a loro stesse. In una parola, inutilizzabili. Insomma, non conviene più recuperarle, con conseguente danno per tutti.
Ecco perché alcuni cittadini fanno sentire la loro voce. E chiedono in maniera accorata, alle autorità competenti, di poter procedere al recupero del legname: «Quel lavoro non comporta rischi di vicinanza tra le persone ed eviterebbe pure delle perdite di natura economica. Non solo: recuperando le piante, si scongiurerebbe il pericolo del propagarsi di malattie del bosco (come il bostrico). Ma rimane poco tempo: aprile è agli sgoccioli, è necessario procedere».





