Paolo Rossi è scomparso all’età di 64 anni. E la notizia ha subito fatto il giro del mondo.
Ma forse non tutti sanno che, prima di diventare “Pablito”, il trascinatore dell’Italia ai Mondiali di Spagna 1982, Rossi è passato per la provincia di Belluno. E, in particolare per Ponte nelle Alpi, dove il suo Lanerossi Vicenza svolgeva il ritiro estivo, in preparazione al campionato.
IL RITIRO
Rossi e compagni si allenavano allo stadio ora intitolato a Umberto Orzes, correvano lungo le vie del paese, accompagnati dal calore della comunità pontalpina. E alloggiavano nell’albergo gestito dalla famiglia Boito. Il titolare Eliseo era il padre di quel Francesco che ha calcato i campi del professionismo, arrivando a indossare pure la maglia della Nazionale Under 21.
L’ARTICOLO
Proprio “Checco” ricorda con un pizzico di commozione il grande “Pablito”: «Stamattina ho riletto un vecchio articolo in cui Rossi parlava di me in toni lusinghieri. Mi ha emozionato». Era un servizio di un quotidiano di Reggio Emilia, a inizio anni Ottanta, quando Francesco militava nella Reggiana: «Visto che avevo ragione io? Boito – sono le parole di Paolo Rossi, che emergono dal pezzo – ha contribuito alla promozione del Genoa in A. Ci conosciamo dai tempi in cui andavo in ritiro a Ponte nelle Alpi nell’albergo dei suoi genitori. Ha temperamento e sotto rette è opportunista come pochi. Ho visto in televisione il gol che ha realizzato contro il Catania: non è stato un caso. Quelli sono i suoi gol».
L’INCROCIO
Francesco ha avuto il privilegio di incrociare “Pablito” sul rettangolo verde: «In occasione di una partita di Coppa Italia, il mio Genoa affrontava la Juventus dei campioni del mondo. Era il 29 agosto 1982 e, in quello squadrone, spiccavano Zoff e Gentile, Scirea e Tardelli, oltre ovviamente a Rossi. Mi sembra ancora di rivedere e risentire la curva genoana mentre applaude Dino Zoff per almeno 5 minuti ininterrotti: vinsero i bianconeri 4-3. Un ricordo incredibile».
LE BISTECCHE
Come indimenticabili sono gli aneddoti dei ritiri a Ponte nelle Alpi: «Mia madre mi ha raccontato che a Rossi davano da mangiare delle bistecche sostanziose perché era un po’ debilitato fisicamente. Mio padre Eliseo, invece, era addirittura in Spagna quando l’Italia ha trionfato ai Mondiali. E ha festeggiato la storica vittoria nell’albergo degli azzurri: insieme all’amico Bruno Conti, mio compagno di squadra al Genoa. E ovviamente a Paolo Rossi».
Ricordi di un calcio che non c’è più. Come “Pablito”. E oggi ci sentiamo tutti un po’ più soli.






