Un progetto destinato a cambiare il modo di pensare e vivere il calcio in provincia. E che ora si consolida: il Patto Dolomitico cresce su basi e principi comuni, come è emerso all’interno di una conferenza stampa, andata in scena a Villa Patt di Sedico. No, non è una classica affiliazione sportiva. È qualcosa di diverso. E, per certi aspetti, unico: un modello costruito sul coinvolgimento diretto dei presidenti e dei responsabili dei settori giovanili delle società aderenti, chiamati a condividere idee, strategie e prospettive.
Numeri alla mano, il progetto ha già assunto una dimensione concreta: diciassette incontri complessivi in due stagioni, suddivisi tra nove riunioni dei presidenti e otto dei responsabili tecnici. Un fatto quasi rivoluzionario, se si considera che, dalla nascita dell’attività federale in provincia — avviata negli anni Venti e sviluppata a livello giovanile dal 1947 — mai si era creata una rete così strutturata tra le realtà calcistiche del territorio. Alla base c’è una visione precisa: rafforzare il legame con il territorio e creare un’identificazione sempre più forte tra la provincia e la Dolomiti Bellunesi, senza però perdere l’identità dei singoli club. Lo scopo? Crescere insieme, condividendo metodologia, filosofia, valori. E contribuendo allo sviluppo dei giovani calciatori, oltre che delle stesse società.
Il Patto coinvolge nove realtà della provincia, tutte presenti a Villa Patt: Agordina, rappresentata da Carlo Bedont; Arten Seren, da Dario Tollardo; Cavarzano Belluno, da Pierluigi Boso; Fiori Barp, da Victor Fant; Piave, da Luca Sartorato; Plavis, da Luca Bellus; Ponte nelle Alpi, da Enrico Collarin; San Vittore, da Matteo Corso. E la stessa Dolomiti Bellunesi con il presidente Paolo De Cian. Ognuna mantiene la propria autonomia, ma all’interno di un sistema che punta a fare rete e a costruire opportunità condivise.
Non a caso, tra gli obiettivi principali emergono la creazione di un comune network tecnico-organizzativo, la formazione continua di allenatori e dirigenti, gli allenamenti condivisi, l’organizzazione dei tornei Dolomiti Cup e l’ingresso gratuito allo stadio per famiglie, staff e giovani atleti in occasione delle gare di Serie C.
Ma il Patto guarda ben al di là del rettangolo verde. Centrale, infatti, è il rapporto con istituzioni, scuole e territorio, in una logica che interpreta il calcio come strumento sociale, educativo e aggregativo. Da qui nascono iniziative legate all’attività scolastica, ai progetti Baby School e alla volontà di costruire una provincia coesa, sotto il profilo sportivo. Senza considerare la dimensione etica: tanto è vero che viene ribadito con forza il rispetto delle regole federali, richiamando i principi di correttezza, lealtà e fair play nei rapporti tra società e giovani tesserati. Un messaggio chiaro, che punta a tutelare i ragazzi e a costruire un ambiente sano, trasparente e rispettoso.
Infine, prende forma l’idea di una “segreteria aperta”: un centro operativo, orientato a supportare le società aderenti in termini organizzativi e amministrativi, alleggerendo il lavoro delle singole realtà. In un calcio spesso frammentato da rivalità e interessi particolari, il Patto Dolomitico sceglie una strada diversa: quella della collaborazione e del dialogo. Perché il futuro del calcio bellunese, oggi più che mai, passa dalla capacità di costruirlo insieme.





