Il cambiamento climatico sta già modificando in modo evidente il ciclo dell’acqua in montagna, con effetti che toccano disponibilità idrica, sicurezza idrogeologica e produzione energetica. È quanto emerso dal convegno promosso dal Centro Studi Bellunese nella sala degli Stemmi del Municipio di Feltre, dove tecnici, amministratori e studenti hanno discusso come passare dall’emergenza alla programmazione.
Il presidente del Centro Studi, Giovanni Piccoli, ha richiamato la necessità di «portare i dati fuori dalla dimensione specialistica» e collegarli alle scelte che riguardano comunità e gestori dei servizi. In sala anche gli studenti dell’Istituto agrario “Della Lucia” e del Liceo delle Scienze umane, a sottolineare l’importanza di un percorso di consapevolezza che coinvolga le nuove generazioni.
L’assessora regionale all’Ambiente, Elisa Venturini, ha ricordato che «il cambiamento climatico non è qualcosa di astratto» e ha annunciato l’arrivo in Consiglio regionale della strategia veneta di adattamento, con investimenti mirati sulle fragilità del territorio. «La prevenzione diventa fondamentale, perché prevenire significa evitare costi e danni futuri», ha aggiunto.
Dal fronte scientifico, Stefano Micheletti di ARPAV ha illustrato un trend di riscaldamento in accelerazione: nel trentennio 1996-2025 le temperature medie annue in Veneto crescono di +0,6 °C ogni dieci anni, mentre la CO₂ atmosferica ha raggiunto 433,59 ppm a marzo 2026. Il collega Francesco Domenichini ha presentato i dati nivometrici della provincia di Belluno, segnati da un forte deficit di neve: nelle Dolomiti la stagione registra un -30%, nelle Prealpi un -25%, con manti nevosi molto inferiori alla norma e fusione accelerata dalle temperature miti di aprile.
Sul fronte idrologico, l’ingegnera Sara Pavan ha richiamato gli indicatori che descrivono deficit e surplus di precipitazione su scale diverse, evidenziando una situazione eterogenea ma con segnali di siccità a breve termine in molte aree regionali. Enrico Lorenzetti della Direzione Difesa del Suolo ha definito Belluno una “torre dell’acqua” strategica per l’intero Veneto, ricordando la dipendenza da acqua di sorgente e gli effetti a catena su energia, turismo e usi potabili e agricoli.
Il direttore del Consiglio di Bacino Dolomiti Bellunesi, Giuseppe Romanello, ha infine richiamato la necessità di orientare gli investimenti del servizio idrico in chiave di adattamento: riduzione delle perdite, interconnessioni, aumento della capacità di invaso e riuso delle acque reflue. «La programmazione – ha sottolineato – è l’unico modo per rendere il sistema più resiliente».





