Un utile da 2,72 milioni di euro, oltre 7 milioni di chilometri percorsi e più di 7,2 milioni di passeggeri trasportati: Dolomiti Bus archivia il 2025 con conti solidi e numeri stabili, confermando il proprio ruolo centrale nella mobilità del Bellunese. Ma all’orizzonte si addensano incognite pesanti, a partire dal caro carburante e dalla riforma regionale del trasporto pubblico locale. Il bilancio, approvato dall’assemblea dei soci e comprensivo anche dei ristori Covid relativi al 2021 e 2022, certifica la tenuta dell’azienda in un contesto ancora complesso. I dati sono sostanzialmente in linea con il 2024: oltre 7,05 milioni di chilometri di servizio e 7,24 milioni di utenti, segno di una domanda consolidata e di una presenza capillare sul territorio.
Numeri che rafforzano il peso strategico dell’azienda per la provincia. Il presidente della Provincia, Marco Staunovo Polacco, parla di un risultato importante che conferma la solidità della società e il lavoro svolto, ribadendo l’impegno dell’ente nel garantire scelte coerenti con le esigenze del territorio e un servizio sempre più vicino alle comunità locali. Accanto alla stabilità dei conti, prosegue il percorso di investimento. Negli ultimi mesi sono stati messi sul piatto oltre 12 milioni di euro per il rinnovo del parco mezzi, con l’ingresso di 23 autobus a basse e zero emissioni già operativi da settembre 2025. Un percorso che continua anche nel 2026, con nuovi interventi per oltre 5,2 milioni di euro sostenuti anche dalla Regione Veneto, in un’ottica di sostenibilità e miglioramento del servizio. Ma il quadro economico resta fragile. Il caro carburante ha già inciso per circa 250 mila euro tra febbraio e aprile e, se la tendenza dovesse proseguire, l’impatto complessivo nel 2026 potrebbe arrivare a sfiorare il milione di euro. Una pressione significativa sugli equilibri aziendali, che impone prudenza e una gestione sempre più attenta, come sottolinea l’amministratore delegato Stefano Rossi.
A complicare il quadro c’è anche il confronto aperto sulla riforma del trasporto pubblico locale in Veneto. Il riassetto, che punta alla creazione di nuove agenzie territoriali e alla ridefinizione dei bacini, viene considerato decisivo per il futuro del servizio, ma solleva forti preoccupazioni nel Bellunese, soprattutto per l’ipotesi di un accorpamento con Treviso. Una prospettiva che ha già acceso il dibattito politico. Alleanza Verdi e Sinistra mette in guardia sui rischi per la montagna: senza tutele specifiche, Belluno potrebbe perdere peso decisionale e vedere ridotti i propri servizi. Il timore è che criteri basati su numeri e redditività penalizzino inevitabilmente un territorio vasto, complesso e meno popolato.
Il nodo è anche quello della governance. Con le nuove agenzie, funzioni oggi in capo a Comuni e Provincia verrebbero gestite in forma associata, con il rischio che scelte su orari, tratte e servizi scolastici vengano prese lontano dal territorio, in un equilibrio più ampio in cui la voce del Bellunese pesa meno. Per Avs, applicare alla montagna logiche pensate per la pianura può avere conseguenze pesanti: una corsa poco frequentata non è uno spreco, ma spesso l’unico collegamento disponibile. Tagliare significa isolare comunità e colpire direttamente studenti, anziani e famiglie. In un territorio come quello bellunese, il trasporto pubblico è infatti un presidio essenziale, legato all’accesso a scuola, sanità e lavoro, oltre che uno strumento chiave contro lo spopolamento. Da qui la richiesta di garanzie precise. Una collaborazione con Treviso può essere utile, ma non deve tradursi in una perdita di autonomia. Belluno, viene ribadito, non è una periferia della pianura ma un territorio montano che necessita di regole dedicate.





