C’è un’emergenza ormai strutturale nel Bellunese: mancano operatori socio-sanitari e le strutture faticano a coprire il fabbisogno. Da qui la scelta di rafforzare la formazione e ampliare l’offerta, a partire dal nuovo corso Oss appena avviato dal Circolo Cultura e stampa bellunese grazie agli spazi messi a disposizione dall’Azienda Feltrina. Un tassello concreto per rispondere a una domanda crescente di figure socio-sanitarie, che da anni il territorio non riesce a soddisfare. Ora l’obiettivo è quantificare con precisione il fabbisogno. Nei prossimi giorni partirà infatti una ricognizione tra tutte le RSA della provincia per raccogliere i dati sulle reali necessità di personale. Un passaggio fondamentale per chiedere poi il coinvolgimento dell’Ulss, chiamata a contribuire con docenti, spazi e supporto organizzativo.
Ma il progetto guarda anche oltre i confini locali. In collaborazione con il Centro Consorzi si punta a selezionare personale all’estero, già formato su sicurezza, lingua ed educazione civica, da inserire successivamente nei percorsi Oss in Italia. Un bacino che conta già circa un centinaio di candidati. Resta però aperto il nodo decisivo della residenzialità: servono alloggi disponibili per accogliere i futuri lavoratori, tema sul quale è in corso un confronto anche con la Provincia.
L’iniziativa si inserisce in un accordo di programma che coinvolge Circolo cultura e stampa, Consorzio Bim e Provincia di Belluno, con l’obiettivo di portare nel progetto anche la Regione Veneto, già interessata a sostenerlo. A conferma del quadro critico interviene anche Bortolio Simoni, che ribadisce il ruolo centrale dell’operatore socio-sanitario come supporto indispensabile al lavoro degli infermieri. Non a caso, sempre più spesso le strutture sono costrette ad assumere personale privo di formazione specifica, con l’idea di qualificarlo solo in un secondo momento. Un segnale di difficoltà che, come evidenziato dall’assessore Zatta, impone un passo in più: servono risorse economiche e un investimento strutturale sulla crescita professionale, per rendere davvero sostenibile il sistema sociosanitario del territorio.





