«Belluno non è Treviso, la montagna non è pianura». Il movimento BARD – Belluno Autonoma Regione Dolomiti – entra così nel dibattito sull’ipotesi di un accorpamento gestionale del trasporto pubblico locale tra le due province, una proposta che nelle ultime settimane ha acceso discussioni e interrogativi sul futuro della mobilità bellunese, anche per una possibile apertura all’idea espressa dal presidente della Provincia, Marco Staunovo Polacco.
Per il presidente del BARD, Andrea Bona, il confronto è necessario, ma deve partire da un presupposto fondamentale: le differenze tra i due territori sono troppo profonde per immaginare un modello unico. «Viviamo in un territorio interamente montano, con comuni sparsi, vallate distanti e collegamenti complessi. Qui il trasporto pubblico non è solo un servizio da ottimizzare, ma un presidio sociale essenziale contro spopolamento e isolamento» afferma Bona. «Un accorpamento rischierebbe di privilegiare le logiche delle aree più popolose, lasciando Belluno in posizione marginale».
Nel dibattito interviene anche il consigliere regionale del PD, Alessandro Del Bianco, che respinge con decisione l’ipotesi di un unico bacino Belluno‑Treviso. «È un’ipotesi da respingere con nettezza, e sorprende che l’apertura sia arrivata dal presidente della Provincia, Marco Staunovo. Le sue dichiarazioni sono in contrasto con la posizione del consigliere delegato ai trasporti, Massimo Bortoluzzi, e soprattutto ignorano le conseguenze di una fusione: priverebbe Belluno della sua autonomia e specificità in materia di trasporti, una competenza che andrebbe semmai rafforzata dando piena attuazione alla legge regionale 25 del 2014».
Del Bianco solleva anche dubbi sulle motivazioni alla base dell’operazione. «Non vedo logiche di rafforzamento dei servizi in area montana. Temo piuttosto spinte di natura aziendalistica, visto che anche il presidente della trevigiana Mom appoggia l’accorpamento. Dolomiti Bus e Mom hanno un socio privato in comune, Autoguidovie: a chi gioverebbe davvero questa fusione? Ai cittadini o a un soggetto privato?».
Il consigliere critica inoltre la narrazione che rende il bacino bellunese “attrattivo” per la presenza di Cortina. «Si parla di tratte turistiche e di Jesolo, come se non ci fosse invece la necessità di rafforzare le linee urbane ed extraurbane per studenti, lavoratori e residenti. Negli ultimi anni i servizi sono stati ridimensionati mentre Dolomiti Bus registrava utili milionari. L’accorpamento sarebbe la prosecuzione di un progetto aziendalistico che nulla ha a che fare con il servizio pubblico».
Da qui l’appello alla Provincia. «Invitiamo il presidente Staunovo a mantenere la contrarietà espressa da Bortoluzzi. Se la Giunta regionale proporrà la fusione, in commissione Trasporti daremo parere negativo. Ma perché questa posizione abbia forza, non possono esserci tentennamenti. La contrarietà all’unificazione deve essere una delle prime questioni da porre nel nuovo Consiglio provinciale che sarà eletto il 17 maggio».
Il BARD, dal canto suo, rilancia una strada alternativa: guardare a territori montani. «Un confronto con un’area come quella di Trento, e quindi con Trentino Trasporti, sarebbe molto più efficace» sostiene Bona. «Il sistema trentino opera in un contesto alpino, con esigenze simili alle nostre. È un modello più vicino alla realtà bellunese e già attivo in alcune zone di confine».
Il nodo, per il movimento, resta lo stesso: capire se l’obiettivo sia ridurre i costi o garantire un servizio adeguato. «La mobilità in montagna non può essere valutata solo con criteri economici» conclude Bona. «Belluno ha bisogno di un trasporto pensato per la montagna, non di diventare periferia di un sistema costruito per la pianura».





