“Pane e marmellata”: il racconto si fa dolce con la penna di Francesca Mussoi

“Pane e marmellata”: il racconto si fa dolce con la penna di Francesca Mussoi

 

“La bambina con le infradito” è ancora fresco di stampa. Ma la nostra Francesca Mussoi non si ferma. E domani sera (sabato 18, ore 20.30, in sala San Felice, a Trichiana), presenterà il suo sesto e ultimo libro: “Pane e marmellata” (Edizioni Erickson). Un libro che intende avvicinare grandi e piccini a temi rilevanti, e sempre attuali, come l’accettazione delle diversità, l’inclusione scolastica e il bullismo. Parafrasando il “Piccolo principe”, anche stavolta, attraverso la parola scritta, Francesca «illumina le stelle, affinché ognuno possa un giorno trovare la sua».

Com’è nato il racconto?
«Grazie a un viaggio in Danimarca, una terra in cui ho capito che esiste un modo diverso di insegnare ed educare. Nello specifico, ho incontrato una classe di studenti, a lezione, sotto la pioggia. Vedevo gli alunni felici, con i loro stivali e i piccoli impermeabili, ma senza ombrello. La stessa maestra aveva un gran sorriso: il tempo atmosferico, per loro, non rappresentava un problema, anzi. E questo ha creato in me una suggestione: non sempre un ostacolo è tale. Al contrario, può diventare un’opportunità per leggere la realtà da un’altra prospettiva».

Chi è il protagonista? 
«Erik, un ragazzino di 11 anni caratterizzato da una sensibilità spiccata. Fatica a rapportarsi con i suoi coetanei. E ad arrivare ai risultati sperati nei tempi degli altri compagni. Il titolo? Pane e marmellata non è altro che la coccola di cui tutti abbiamo bisogno». 

Quanto c’è di reale in questo racconto di fantasia? 
«L’ispirazione viene da ciò che vedo, sento, leggo. Ma anche dai ragazzi incontrati nel mio percorso. E dagli adulti: sono loro gli educatori, loro devono individuare e affrontare le problematiche che coinvolgono i giovani. Come il bullismo. A tale proposito, il protagonista, Erik, è uno spaccato della società di oggi. E, forse, uno strumento – anche didattico – per arrivare lì, dove ci sono fragilità e criticità». 

Se il bullismo fosse un personaggio inventato, chi sarebbe? 
«La sorellastra di Cenerentola, perché il lato oscuro si cela dietro a gesti subdoli, velati e a parole sussurrate. Ma le stesse parole possono ferire più di uno schiaffo. Il bullismo si combatte con dialogo e perentorietà, senza scuse, né giustificazioni». 

E se fossero dei personaggi di fantasia anche la famiglia e la scuola? 
«Sarebbero il grillo parlante perché devono rispecchiare la coscienza. E dare l’impronta ai ragazzi».

Le Illustrazioni? 
«Sono di Chiara Zuccali, un’anima speciale che ho conosciuto a un corso di aggiornamento. È bastato parlarci un quarto d’ora per entrare subito in sintonia. Le ho affidato il racconto affinché lo utilizzasse per i suoi laboratori, invece ne è nato addirittura un libro». 

Alla presentazione di Trichiana ci saranno pure gli “amici di Mery”. 
«Sì, perché sono il filo conduttore tra il libro precedente, “La bambina con le infradito”, e questo. Grazie alle loro unicità e alle diverse attitudini, riescono a mettere in scena un piccolo spettacolo, ma di grande emozione». 

Il futuro cosa riserva? 
«Mi piacerebbe scrivere un vero e proprio romanzo. Sento il bisogno di esplorare. E di investire il tempo nella ricerca delle mie radici». 

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