Vantano origini bellunesi, anche se spesso non conoscono neppure l’italiano e nel Belpaese non ci sono mai stati. Arrivano per chiedere la cittadinanza iure sanguinis. E stanno mandando in tilt gli uffici anagrafe dei Comuni. Soprattutto i piccoli municipi, che ricevono fino a 20-30 richieste la settimana e non riescono a far fronte a tutte le pratiche.
È il problema degli oriundi. Discendenti di terza o quarta generazione di quei bellunesi che partirono con la valigia di cartone per andare a cercar fortuna in America. Sono soprattutto i brasiliani a chiedere la cittadinanza. Del resto, l’emigrazione bellunese verso il Brasile fu veramente massiccia. E oggi sono almeno una dozzina i Comuni sommersi dalle pratiche. Ci sono fascicoli a Borgo Valbelluna, Sospirolo, Limana, Soverzene, ma anche a Lozzo, Voltago, Alleghe, Agordo, Rocca Pietore, Canale d’Agordo, Tambre, Fonzaso.
«Una situazione ben a conoscenza di Unaie – Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati» commenta il presidente dei Bellunesi nel Mondo, Oscar De Bona. «Ed è comprensibile la condizione di disagio e di difficoltà che stanno attraversando non solo i Comuni bellunesi, ma dell’intera Italia. Un contesto anche, e soprattutto, generato dal comportamento di alcuni personaggi, che si vantano di arrivare negli uffici comunali con decine di pratiche sottobraccio. A tal proposito avevamo presentato due anni fa, al sottosegretario degli Italiani all’estero, Della Vedova, 14 punti che ben focalizzavano il problema, proponendo anche soluzioni dirette e concrete. Gli stessi punti sono stati illustrati all’attuale sottosegretario Silli, in un incontro di Unaie del mese di marzo 2023. Stessa proposta inviata anche all’Anci nazionale e messa in primo piano, dal sottoscritto, in occasione dell’insediamento del Cgie nel mese di giugno dell’anno scorso».
E proprio in occasione del suo intervento al Cgie – Consiglio Generale degli Italiani all’estero – il presidente De Bona aveva suggerito «di inserire delle modifiche di legge per la richiesta di cittadinanza italiana tramite iure sanguinis, come fatto per esempio dalla Germania e dall’Austria, in cui si renda obbligatorio un esame di conoscenza della lingua e cultura italiana». «Sono convinto che se questo suggerimento fosse accolto e si andasse quindi a modificare l’attuale percorso per ottenere la cittadinanza da parte dei nostri discendenti – conclude De Bona – di certo si eliminerebbero i “faccendieri” dalle loro losche attività e si premierebbero quei veri discendenti italiani che amano il nostro Paese, che vogliono riscoprirlo e che hanno il desiderio di viverlo trasferendosi assieme alla famiglia. Queste persone la lingua e la storia della nostra bella Italia ce l’hanno nel sangue. A tale proposta Unaie si è espressa all’unanimità attraverso i suoi 2.500 circoli presenti nel mondo. Suggerisco ai Comuni italiani di valutare concretamente le nostre proposte e di integrarle per portarle assieme all’attenzione del Governo. Il nostro associazionismo ha sempre perseguito la via del confronto e quindi invito i sindaci a fare gioco di squadra, noi di Unaie ci siamo».





