Cresce l’età media della popolazione. E, di riflesso, cresce pure la richiesta di operatori socio-sanitari. Anzi, lievita.
Nel Bellunese, serviranno 350 figure professionali, da qui ai prossimi due anni. Un numero enorme, che deve fare i conti con le difficoltà di natura geografica del territorio montano. «Il fabbisogno è davvero importante e anche i 7 corsi autorizzati dalla Regione difficilmente riusciranno a coprire ogni necessità – spiega Serenella Bogana, consigliera provinciale delegata a scuola e formazione -. Il nostro auspicio è che molti possano partecipare ai corsi, giovani e non solo. Si tratta infatti di un’opportunità di lavoro molto interessante, soprattutto in un periodo di crisi economica. La figura professionale dell’operatore socio-sanitario è richiestissima in provincia di Belluno e dà la possibilità di un lavoro stabile e garantito nella struttura ospedaliera dell’Ulss».
I nuovi requisiti per partecipare ai corsi sono più selettivi e potrebbero restringere la platea. Fino a poco tempo fa, era sufficiente un A2 come livello linguistico dell’italiano; adesso invece serve un B1. «Certo, potrebbe essere un ostacolo per molti, in particolare per gli stranieri – continua Bogana -. Ma dobbiamo vederlo come un incentivo ad acquisire competenze linguistiche. E come un’opportunità di integrazione. A settembre attiveremo i primi incontri territoriali rivolti ai potenziali interessati».
In più, la Provincia sta studiando alcune modalità per agevolare a livello economico la partecipazione e l’iscrizione ai percorsi formativi. I costi si aggirano sui 2mila euro, ma per i disoccupati la frequenza è coperta con voucher fino a 1.500 euro. Per la cifra mancante è al vaglio una collaborazione tra l’amministrazione provinciale, il Consorzio Bim e altri enti privati.





