Sono molti i positivi al coronavirus in provincia. Tantissimi, 5.820, dei quali 672 nelle ultime 24 ore. Mai così tanti dall’inizio della pandemia. Lo ricorda la direttrice generale dell’Ulss 1 Dolomiti, Maria Grazia Carraro, che ieri mattina ha voluto fare il punto della situazione. La variante Omicron ha ormai sbaragliato il campo. Dalla fine di dicembre il numero dei nuovi casi positivi ha superato ogni giorno quello registrato un anno fa, quando si era in piena seconda ondata.
Ed è abnorme il numero di tamponi da processare: si viaggia dai 2500 ai 3000 tamponi al giorno, con punte sopra i 4.000. Una mole di lavoro che sta mettendo in crisi il sistema di tracciamento e anche i medici di base, che chiedono a gran voce all’azienda sanitaria di ampliare gli orari dei drive – in, come avveniva l’anno scorso. «Ma nella primavera 2020 la situazione era diversa – replica Carraro – intanto gli ospedali erano chiusi per le attività ordinarie, che invece oggi stiamo garantendo. E poi le vaccinazioni erano appena cominciate, non c’erano i numeri di adesso». Numeri che sono importanti. Attualmente è vaccinato con due dosi l’80,5% dei bellunesi sopra i 5 anni. Ma ci sono ancora 32.800 persone, pari al 19,6% del totale, che ai punti vaccinali non si sono viste.
«C’è da dire però – aggiunge Carraro – che l’introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50 sta cominciando a fare effetto. Dal 7 al 10 gennaio si sono presentati per ricevere la prima dose 244 ultracinquantenni».
Ma i numeri spiegano anche la validità dei vaccini. Soprattutto per quanto riguarda la differenza di reazione al virus tra vaccinati e non. Innanzitutto va detto che i ricoveri ospedalieri non seguono l’andamento delle nuove positività. Attualmente sono 50 i bellunesi covid – positivi ospiti degli ospedali di Feltre e Belluno. Il 60% dei ricoverati in area non critica non è vaccinato, percentuale che sale addirittura la 100% per quanto riguarda le 5 persone ricoverate in terapia intensiva. Interessante anche la differenza di età tra i ricoverati: hanno una media di 76,2 anni i degenti vaccinati, che scende a 69,3 anni per i non immunizzati. Il virus colpisce cinque volte di più i non vaccinati, che hanno un tasso di ospedalizzazione di 98,19 ricoveri ogni 100mila abitanti, contro l’11,82 dei vaccinati.
Che il vaccino funzioni bene, almeno per quanto riguarda la protezione dalla malattia grave, è dimostrato anche da quello che sta accadendo nelle case di riposo. Dove il virus è tornato, infettando alcuni operatori nella rsa di Auronzo e Belluno, e pure qualche ospite. Attualmente c’è un anziano positivo nella casa di riposo di Alano di Piave, 2 a Seren, 8 a testa a Pieve di Cadore e Puos d’Alpago. «Ma, grazie all’immunizzazione stanno tutti bene», commenta Carraro, ricordando come l’anno scorso, di questi tempi, nelle strutture per anziani la situazione era drammatica.
Prosegue anche la campagna vaccinale per i più piccoli. Somministrata la prima dose a 2.065 bambini dai 5 agli 11 anni, pari al 19% del totale.





