Nei primi dieci mesi del 2025 il mercato del lavoro dipendente privato in Veneto registra un saldo positivo di +41.500 posizioni, confermando una dinamica espansiva, seppur rallentata rispetto al 2024 (+55.400). A ottobre, come da tradizione stagionale, il bilancio mensile è negativo (-23.500), più pesante rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (-18.800). I dati arrivano dall’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro, che con la pubblicazione mensile La Bussola fotografa l’andamento occupazionale nel territorio.
Belluno fanalino di coda
Il quadro provinciale mostra segnali di crescita in quasi tutti i territori, tranne Belluno, unica provincia con saldo occupazionale negativo. La domanda di lavoro cala sensibilmente, in linea con le difficoltà già emerse nel 2024. Le contrazioni più marcate si registrano proprio qui, insieme a Padova e Rovigo. Un dato che pesa soprattutto se confrontato con Treviso (+1%) e Venezia (+3%), le uniche province venete dove la domanda di lavoro è in aumento.
Settori in affanno
• Agricoltura: saldo positivo (+8.700) ma in forte ridimensionamento rispetto al 2024 (+13.600). A ottobre il calo è netto (-9.800).
• Industria e costruzioni: saldo di +11.000, leggermente sotto i livelli dello scorso anno. Nel Bellunese pesa il rallentamento delle costruzioni e, soprattutto, dell’occhialeria, che segna -460 posizioni rispetto alle +870 del 2024.
• Servizi: saldo regionale di +21.800, ma anche qui sotto i livelli del 2024 (+30.400). Turismo e commercio crescono, ma non abbastanza da compensare le perdite in altri comparti.
Donne e giovani penalizzati
Il calo delle assunzioni riguarda soprattutto le donne (-4%), con una riduzione significativa dei contratti part-time (-6%). In difficoltà anche le fasce d’età centrali (-4%), mentre cresce la domanda di lavoro per i profili senior (+6%).
L’ago della Bussola
Il report dell’Osservatorio di Veneto Lavoro parla chiaro: la crescita occupazionale rallenta, con segnali di debolezza nei comparti chiave del made in Italy e nel terziario. Belluno, in particolare, paga il prezzo di un’economia troppo dipendente da settori fragili e ciclici.





