“No green pass”, oltre trecento alla manifestazione

“No green pass”, oltre trecento alla manifestazione

Molti lavoratori, i “capi” bellunesi della battaglia contro il greenpass, assieme a Italexit e i venetisti. Variegata e partecipata la manifestazione contro l’obbligo del certificato verde. Oltre 350 persone si sono date appuntamento alle 9 nell’area industriale di Longarone, controllate a vista dalle forze dell’ordine. Ma il timore di scontri è stato subito accantonato: la manifestazione si è svolta in un clima pacifico, sottolineato dagli applausi e scandito dal grido “libertà, libertà”, urlato più volte. Dal palco hanno preso la parola alcuni dei volti ormai noti della protesta bellunese contro il green pass, dalla sociologa e imprenditrice Manuela Zorzi alla “pasionaria” Cristina Muratore.

Sul banco degli imputati, naturalmente, la certificazione anti covid – 19. «La tessera verde è simbolo che richiama i peggiori regimi della storia, con i media asserviti che ci vogliono dividere tra vaccinati e non», è stato uno dei passaggi del discorso di Muratore, che ha dichiarato «La pandemia è finita» e ha spiegato il suo punto di vista: «Il green pass non cura la salute pubblica, perché la vera salute è data dalla socialità e il green pass non permette ai sani di vivere la loro vita, lavorare, andare a scuola. Va recuperato il concetto di salute: i medici dovrebbero occuparsi di curare a casa i loro pazienti, invece di avallare misure antiscientifiche che mirano a non curare i malati». Attaccato anche il governo, accusato di aver contribuito all’esagerazione della pandemia e «che non rispetta la Costituzione né le leggi europee, che prevedono il green pass facoltativo e non obbligatorio». C’è stato spazio anche per un attacco al presidente dell’ordine provinciale dei farmacisti. «Il decreto legge afferma che il farmacista è tenuto a fare i tamponi – le parole di Muratore – quindi chiedo al presidente del mio ordine perché si rifiuti di farli nella sua farmacia. Non è degno né di fare il presidente, né di fare il farmacista, perché non adempie agli obblighi di legge».

Da Zorzi, invece, un invito a resistere ai lavoratori senza green pass. «Non possono licenziarvi, quindi dovete tenere duro e presentarvi al lavoro, senza esibire il green pass». La sociologa – imprenditrice – ex infermiera ha poi rivolto una domanda retorica anche alla direttrice dell’Ulss 1 Dolomiti, Maria Grazia Carraro, partendo (senza in realtà presentare dei dati a supporto, ndr) da alcuni articoli di giornale che parlavano di focolai in corsia d’ospedale. «Ci spieghi il perché di tutti quei contagi in ospedale, tra il personale vaccinato».

Verso la fine la manifestazione (più volte definita apartitica) ha preso una piega diversa, quando al microfono si è presentato Roberto Palumbo, (rappresentante provinciale di “Italexit”, il movimento fondato dal senatore Gianluigi Paragone), che ha ripercorso gli ultimi 40 anni di bilancio italiano, ponendo l’accento sui tagli alla sanità e «le menzogne europee» sull’inefficienza italiana, «che dal 1991 ha il bilancio più virtuoso dell’Unione europea».

Numerose le bandiere venete presenti tra il pubblico, ad accompagnare l’intervento finale di Maurizio Curto del “Canton Dolomitico della Repubblica veneta”, che ha letto la dichiarazione del “Gran consiglio dei veneti” contro il green pass.

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