Nevegal, la replica degli operatori: «Aprire nel weekend? Visione miope»

Nevegal, la replica degli operatori: «Aprire nel weekend? Visione miope»

Il dibattito sul futuro del Nevegal si accende. Dopo il comunicato congiunto di Ski Line Nevegal e Comune di Belluno, che nei giorni scorsi ha annunciato l’apertura degli impianti solo nei weekend, arriva una replica netta e articolata da parte di un gruppo di operatori del Colle: Rent and Go Nevegal, Scuola Sci Nevegal, Agenzia Le Torri, Agenzia Valbelluna, Pizzolato Group, Rifugio La Grava e altri soggetti economici che vivono il Nevegal ogni giorno, non a distanza.

La loro è una contro-analisi tecnica, costruita con il supporto di esperti del settore. Nessuna polemica sterile, assicurano, ma un messaggio chiaro: la stazione non può essere valutata solo con la calcolatrice della società impianti. E la scelta di aprire a singhiozzo rischia di indebolire tutto il sistema. «Il futuro del Nevegal si costruisce con dialogo vero, non con decisioni unilaterali» scrivono gli operatori. «Serve una visione condivisa, capace di superare gli interessi di parte. Senza collaborazione, il Colle non ha futuro».

«Il Nevegal non è un’azienda: è un sistema economico»

Il documento mette subito in chiaro un punto: confondere la sostenibilità degli impianti con la sostenibilità della stazione è un errore che distorce tutto il dibattito. Il Nevegal non è una località turistica tradizionale. È una stazione di prossimità, alimentata da turismo giornaliero, con pochi posti letto e un bacino d’utenza urbano. Il suo valore non si misura solo sugli skipass venduti, ma sull’indotto che genera: rifugi, ristoranti, noleggi, scuole sci, associazioni sportive, lavoro stagionale, immobili. Gli impianti, spiegano gli operatori, non sono un business isolato, ma un’infrastruttura territoriale. Se funzionano, muovono un’economia diffusa. Se si fermano, tutto si spegne.

«Aprire solo nel weekend è un boomerang»

La scelta di limitare l’apertura ai fine settimana può far quadrare i conti della società impianti, ma – avvertono gli operatori – mina la credibilità della stazione. Una località che apre a intermittenza non permette programmazione, scoraggia scuole e gruppi, indebolisce le attività economiche e riduce l’attrattività complessiva. Il risultato? Meno indotto, meno presenze, meno futuro.

«Il sostegno pubblico non è un favore: è un investimento»

Gli operatori ribaltano anche un altro concetto: il sostegno pubblico non è una stampella, ma un investimento collettivo. Senza impianti funzionanti, l’economia di prossimità si contrae, il valore immobiliare scende e il territorio perde una funzione storica di aggregazione. Il passato, ricordano, non dimostra che il Nevegal non abbia valore, ma che sono mancati governance, capitalizzazione e continuità strategica.

«Serve una visione integrata, non decisioni spot»

La conclusione è un invito – e un avvertimento: «La sostenibilità del Nevegal non si misura solo sul bilancio della società impianti. Serve una strategia che tenga insieme azienda, territorio, indotto e comunità. Solo una visione integrata può garantire un futuro vero al Colle».

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