Nessuna volontarietà. Semmai una forte incapacità di gestire l’ira. Ma il quadro di quello che è accaduto a Santo Stefano di Cadore giovedì scorso e di perché sia successo è ancora tutto da ricostruire, pezzo per pezzo.
È quanto emerge dalla conferenza stampa del capo della Procura di Belluno, Paolo Luca.
«Quella di un gesto volontario è una ipotesi da consegnare alle astrazioni: più probabile uno stato d’ira che non sappiamo da cosa dipenda» ha detto Paolo Luca.
In effetti, le testimonianze raccolte dai carabinieri parlano di un violento litigio, prima dell’incidente. Angelika Hutter, la 31enne tedesca che ha travolto con la sua Audi la famiglia di Favaro Veneto uccidendo papà, nonna e bambino di due anni, avrebbe avuto una discussione accesa, poi si sarebbe messa al volante, effettuando una manovra molto pericolosa con inversione a U. E pochi istanti dopo ha investito la famiglia che si trovava sul marciapiede.
A detta del capo della Procura, si tratterebbe di una persona «che non ha capacità di contenimento dell’ira». Il test tossicologico è risultato negativo, ed è stato accertato che la donna non stava usando il cellulare quando è avvenuto il tragico incidente.
Intanto Hutter si trova ricoverata in psichiatria ed è stato confermato il fermo. Venerdì (14 luglio) verranno celebrate le esequie di Mattia Antoniello 2 anni, di suo papà Marco, 47 anni e della nonna Mariagrazia Zuin, 64 anni.





