Nel mese di marzo neanche una goccia di pioggia, finora. E già prima la situazione era ben poco bagnata. Di fatto, non piove da dicembre e la siccità è ormai conclamata. Se la situazione non dovesse cambiare, le colture potrebbero essere a rischio, mentre il pericolo incendi è già a un livello altissimo, con diversi focolai scoppiati anche nei giorni scorsi. Ma si fa strada anche una possibile carenza d’acqua nei serbatoi che riforniscono l’acquedotto. Al momento non ci sono criticità su questo fronte. Ma le previsioni meteo non sembrano intravvedere piogge all’orizzonte.
«Se anche nella seconda metà del mese non dovessero verificarsi precipitazioni significative, questo marzo potrebbe diventare il più scarso di apporti dal 1994, meno del 2003 (6.8 millimetri come valore medio in Veneto), del 1998 (8.0 millimetri) e dello scorso 2021 (8.2 millimetri)» fa sapere Arpav nel bollettino della risorsa idrica.
I corsi d’acqua sono quasi a secco. «I dati strumentali delle stazioni idrometriche, integrati con le più recenti misure di portata in alveo, evidenziano per il giorno 15 marzo una situazione con portate inferiori alla media del periodo: -30%/-40% sull’alto Piave (Ponte della Lasta e Padola a Santo Stefano di Cadore), -15%/-37% sul Boite (Cancia e Podestagno), -42%/- 44% sul Fiorentina e Cordevole a Saviner» spiegano da Arpav.
Anche la neve ormai è esaurita, nonostante i primi quindici giorni di marzo siano stati freddi, con una temperatura media di -4,1°C inferiore alla norma. «La sommatoria della neve fresca dal 1° ottobre al 15 marzo è inferiore di circa il 40% nelle Dolomiti e del 50% nelle Prealpi; il deficit di precipitazione nevosa è di circa 160-170 centimetri di neve fresca rispetto alla media 2009-2021».





