Milano‑Cortina 2026, il conto dopo i Giochi: addio al “costo zero”. Il Cio non paga

Milano‑Cortina 2026, il conto dopo i Giochi: addio al “costo zero”. Il Cio non paga

Dovevano essere le Olimpiadi sostenibili, diffuse e soprattutto a saldo economico zero. I Giochi si sono chiusi a febbraio (e a marzo le Paralimpiadi) ma il bilancio finale racconta tutt’altra storia: per Milano‑Cortina 2026 resta un buco da 310 milioni di euro. E una certezza: il Cio non metterà un euro in più. «Abbiamo già dato ben oltre il pattuito», fa sapere il Comitato Olimpico Internazionale. È la risposta – scevra di possibili interpretazioni – alla richiesta di un contributo straordinario avanzata dai soci di Fondazione Milano‑Cortina – Stato, Regioni Veneto e Lombardia, Province di Trento e Bolzano, Comuni di Milano e Cortina. Chiamati quindi ora a ripianare il deficit.

I numeri sono impietosi: 230 milioni di costi superiori alle stime iniziali e 80 milioni di ricavi in meno rispetto alle previsioni. Totale: –310 milioni. Un disavanzo che, in virtù delle garanzie prestate nel 2019 con il joint marketing program agreement, ricadrà interamente sui soggetti pubblici italiani. La ripartizione è già definita: 50% allo Stato, 50% agli enti territoriali. E per alcuni il conto lievita sensibilmente. Regione Veneto e Comune di Cortina vedranno l’esborso salire dai 26 milioni inizialmente preventivati ai 39 milioni attuali. Senza l’assegno da 100 milioni di euro – pari a un terzo dell’intero disavanzo – chiesto più volte al Cio e mai arrivato.

Dal quartier generale olimpico, la linea è di totale chiusura. Il Cio rivendica di aver già contribuito “in misura decisamente superiore” rispetto a quanto previsto dall’Olympic Host Contract, che riconosceva benefici e diritti per 925 milioni di dollari. Per Milano‑Cortina sarebbero stati garantiti 625 milioni in liquidità, più servizi e un ulteriore sostegno non previsto dal contratto. Non solo. «L’intero movimento olimpico – comitati nazionali, federazioni internazionali, partner globali e titolari dei diritti media – ha fornito un sostegno aggiuntivo senza precedenti», sottolinea il Cio, richiamando la complessità di Giochi organizzati su un modello territoriale diffuso. Dichiarazioni difficili da interpretare se non come una chiusura definitiva dei rubinetti.

La responsabilità, quindi, torna tutta sulle spalle di Fondazione Milano‑Cortina. Lo ribadisce lo stesso Cio, precisando che “la responsabilità del budget operativo spetta al comitato organizzatore”, la cui situazione finanziaria è ora “oggetto di valutazione”. Una valutazione resa necessaria da un dato di fatto: il fallimento dell’obiettivo “costo zero”, sbandierato per anni come punto di forza dell’evento. Un obiettivo che si confidava di raggiungere grazie a sponsorizzazioni, biglietteria e licenze, ma che non ha retto alla prova dei conti. E che evidentemente non si è concretizzato appieno. Per questo i soci, oggi chiamati a pagare, pretendono chiarezza. A MiCo sono state richieste tutte le pezze giustificative delle spese che hanno fatto saltare il banco: 164 milioni di costi diretti, legati a ritardi nelle venue, modifiche al masterplan e personale; 102 milioni per infrastrutture energetiche e telecomunicazioni, dovuti alla mancata applicazione delle garanzie; infine 40 milioni tra royalties non versate a Coni e Cip e Irap.

Costi extra. Tutti a carico dello Stato e degli enti locali, senza il salvagente del Cio. E con una promessa – quella delle Olimpiadi sostenibili e senza impatto sui conti pubblici – che, a Giochi conclusi, appare definitivamente evaporata.

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