Un bilancio positivo, costruito sui numeri e su un’eredità destinata a restare al territorio. È quanto emerso dal convegno “Siamo stati Olimpici! Il bilancio, le sfide e i successi dei Servizi Medici a Milano‑Cortina 2026”, ospitato ieri (23 aprile) all’Alexander Girardi Hall di Cortina d’Ampezzo. L’incontro ha riunito autorità locali, Comitato Organizzatore e i professionisti sanitari impegnati in prima linea durante i Giochi Olimpici e Paralimpici, per ripercorrere il funzionamento di una macchina organizzativa complessa che ha superato a pieni voti lo stress test olimpico, ricevendo anche il plauso ufficiale del Comitato Olimpico Internazionale. Nei saluti istituzionali – dal sindaco di Cortina al presidente della Conferenza dei sindaci, dal presidente di Fondazione Cortina al commissario per le Paralimpiadi, fino al segretario della V Commissione consiliare e all’assessore regionale alla Montagna – è stato unanime il riconoscimento del lavoro svolto e del lascito che l’evento consegna alla montagna veneta.
I numeri dei Giochi
I dati presentati dal Commissario dell’Ulss 1 Dolomiti restituiscono la misura dello sforzo messo in campo dal Servizio sanitario regionale del Veneto, che ha garantito un sistema a “doppio binario”: servizi di eccellenza per atleti e delegazioni, senza riduzioni nell’assistenza ai residenti. Durante il periodo olimpico e paralimpico sono stati coinvolti oltre 1.100 professionisti sanitari e 900 volontari, per un totale di più di 62 mila ore di servizio. Gli accessi e gli interventi complessivi sono stati 1.080.
Nel dettaglio:
- Pronto soccorso e ospedali: 223 accessi al Pronto soccorso di Cortina e 16 a Belluno; 8 ricoveri a Belluno e 3 a Treviso.
- Villaggio Olimpico: 396 accessi all’ambulatorio medico, 239 alla Farmacia Olimpica e 81 all’ambulatorio odontoiatrico.
- Soccorso sul campo (SUEM): 109 interventi complessivi nelle piste e nelle venue, con un encomio del CIO per la rapidità dei soccorsi durante le gare di discesa libera, giudicata in linea con i più alti standard internazionali.
- Sanità pubblica: attività di epidemiologia e sorveglianza costante, con bollettini quotidiani, modello preso a riferimento dallo stesso CIO.
Dietro le quinte, una complessa macchina logistica ha supportato il sistema sanitario, occupandosi di ospitalità, mezzi, attrezzature, sicurezza, informatica, reti dati, interpretariato, pulizie, trasporti e accrediti: 8.000 metri quadrati sanificati, 9.000 pasti serviti e oltre 200 pernottamenti al giorno tra Gregoriana e Codivilla. Durante il convegno sono stati presentati anche i progetti di prevenzione attivati in occasione dei Giochi, tra cui “Not to lose” dell’Università di Padova e il servizio del geriatra a domicilio.
La Legacy: strutture e competenze che restano
Come sottolineato nel corso dei lavori, la vera vittoria dei Giochi è la Legacy lasciata al territorio. Dal punto di vista strutturale, l’ospedale Codivilla‑Putti, trasformato in Policlinico Olimpico, restituisce oggi alla montagna una struttura riabilitativa profondamente rinnovata. Gli investimenti tecnologici – oltre un milione di euro – cessano la loro funzione esclusiva legata all’evento e diventano patrimonio permanente a beneficio dei cittadini. Accanto alla Legacy materiale, spicca quella immateriale, rappresentata dal capitale umano: più di 500 professionisti provenienti dalle diverse Aziende sanitarie del Veneto hanno lavorato fianco a fianco, condividendo competenze, protocolli e buone pratiche, rafforzando una rete che continuerà a operare anche in futuro.
Durante l’incontro, Silvia Calligaro, segretario della V Commissione consiliare regionale, ha richiamato il significato più profondo dell’eredità olimpica, sottolineando come gli investimenti su strutture, tecnologie e organizzazione – a partire dal potenziamento dell’Ulss 1 Dolomiti e dal progetto di Codevilla – siano destinati a migliorare in modo stabile i servizi sanitari, l’emergenza‑urgenza e l’accessibilità, rendendo la montagna più fruibile e inclusiva in ogni stagione.





