Quarta edizione in archivio, ma con un segnale chiaro: i giovani bellunesi hanno fame di confronto, di spiegazioni, di adulti che parlino con loro e non solo a loro. Si chiude così il percorso sulla legalità promosso da Comune di Belluno, forze dell’ordine e Ufficio scolastico, che quest’anno ha messo al centro il tema delle dipendenze. Un argomento che, nelle aule, ha generato non solo interesse, ma una vera richiesta di attenzione. «Il nostro obiettivo – spiega l’assessore alla sicurezza Raffaele Addamiano – è far acquisire ai giovani la consapevolezza di diritti e doveri, un senso di responsabilità individuale e collettiva e un rispetto pieno delle regole. Penso agli ultimi graffiti idioti sul Ponte della Vittoria: serve un patto intergenerazionale con i giovanissimi, e questa iniziativa va esattamente in quella direzione».
Tra marzo e aprile si sono svolti dieci incontri, coinvolgendo centinaia di studenti delle medie Ricci e degli istituti superiori Tiziano, Catullo, Segato, Da Vinci e Brustolon. In cattedra, tutte le forze di sicurezza: Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza, Polizia locale e, per la prima volta, la Polizia penitenziaria. Un lavoro corale che ha colpito anche l’assessora alle politiche giovanili Roberta Olivotto: «L’educazione civica è affare di tutti. Ho apprezzato la preparazione e la capacità delle forze dell’ordine di parlare ai ragazzi, alle loro teste e ai loro cuori. La divisa non è distanza: può essere un ponte».
Le attività hanno spaziato dalle simulazioni su strada organizzate dalla Polizia locale per gli studenti delle medie, fino agli incontri della Polizia penitenziaria con le superiori sulle conseguenze dell’uso di sostanze e sui reati legati allo spaccio e alla detenzione. Un approccio diretto, concreto, che ha aperto discussioni e domande.
A colpire maggiormente, però, è stata la riflessione del «Il bilancio è positivo, ma abbiamo riscontrato una generalizzata inconsapevolezza delle regole – è la riflessione del tenente colonnello Giancarlo Carraro, capo ufficio del Comando provinciale dei Carabinieri di Belluno – Molti ragazzi non conoscono le norme del vivere comune e spesso sbagliano perché non sanno quello che fanno». Il punto è non lasciare soli gli adolescenti. «Questa inconsapevolezza è disarmante, ma ci dice che il nostro intervento è fondamentale. La curiosità dei giovani ci ha fatto capire che hanno bisogno di conoscere: se entriamo noi nelle scuole oggi, loro non entreranno nelle caserme domani».
Una visione condivisa anche dal mondo scolastico. «La legalità è centrale nei progetti di educazione civica – sottolinea Franco Chemello, docente e referente dell’Ufficio scolastico e delle Scuole in rete – e lavorare in rete significa toccare il cuore del problema». Sul tema delle dipendenze, Chemello ricorda come le indagini condotte negli anni abbiano evidenziato un legame stretto con il disagio giovanile e con l’uso precoce e distorto del digitale. «I ragazzi sono fragili e più esposti. Ricevono dai social narrazioni costruite troppo bene perché la società riesca a contrastarle. E con l’intelligenza artificiale lo saranno ancora di più. Per questo servono occasioni di incontro reale, per farli scendere dall’iperuranio digitale e riportarli alla realtà in cui vivono».





