Il rischio di un nuovo shock energetico «è altissimo» e le imprese, soprattutto quelle votate all’export, tornano a sentirsi esposte. È un grido d’allarme netto quello lanciato da Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, di fronte all’evoluzione della crisi in Medio Oriente e al conseguente rialzo dei prezzi di gas e petrolio.
«Le aziende non possono permettersi nuovi rincari – afferma – e allo stesso tempo attendono soluzioni strutturali per una problematica, quella dei costi dell’energia, diventata cronica e insostenibile». Un nodo che nelle aree montane si fa ancora più stretto: «Nelle terre alte, dove i fabbisogni energetici sono mediamente più elevati, la situazione è ancora più critica, sia per le famiglie che per le imprese».
La presidente rilancia la richiesta avanzata nelle scorse ore da Confindustria al Governo: attivare una task-force di emergenza e accelerare sull’approvazione del decreto Bollette, attualmente in discussione alla Camera. Nel corso delle audizioni in X Commissione, il delegato per l’Energia di Confindustria, Aurelio Regina, ha sollecitato un tavolo immediato per fronteggiare l’emergenza e misure rapide per contenere l’impatto dei rincari.
I numeri, secondo l’associazione degli industriali, parlano chiaro. Tra gennaio e ottobre 2025 il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia si è attestato a 116 euro per megawattora, contro gli 87 della Germania, i 65 della Spagna e i 61 della Francia. Ancora più marcato il divario sui costi di rete e dispacciamento: un’impresa con consumi medi di 3,7 gigawattora spende in Italia circa 133 mila euro, contro i 78 mila della Francia, con un differenziale del 70%.
«Dobbiamo disinnescare l’escalation – avverte Berton – perché a rischio ci sono competitività, investimenti e produttività». Da qui l’invito a guardare oltre l’emergenza contingente e a costruire un vero piano industriale europeo capace di mettere in sicurezza la manifattura. «L’incertezza è totale e l’Europa deve tenere la barra dritta: preservare la manifattura è una questione di sicurezza».
Sul fondo, la consapevolezza che la dipendenza energetica espone il Paese alle crisi geopolitiche e che lo sviluppo delle rinnovabili resta l’unico antidoto strutturale. Ma intanto, per le imprese bellunesi e italiane, l’urgenza è immediata: evitare che l’ennesima fiammata dei prezzi si traduca in un colpo alla tenuta del sistema produttivo.





