Le nostre Dolomiti sono famose per il fenomeno dell’Enrosadira, una magia che si ripete ogni giorno: all’ora dell’alba e del tramonto, quando i raggi del sole accarezzano le cime delle montagne e si tingono di un rosso indefinito. Un miracolo della natura.
Questo fenomeno nei secoli ha ispirato storie e leggende e oggi ve ne raccontiamo una.
Un tempo viveva sulle Dolomiti un re: si chiamava Laurino. Era a capo dei piccoli elfi e passava le sue giornate scavando nelle viscere della montagna alla ricerca di gemme preziose.
Tra i suoi tesori, possedeva anche una cintura magica, che gli permetteva di diventare invisibile.
Gli abitanti del suo regno erano felici del loro re e lo aiutavano nella ricerca delle gemme preziose.
Ma un giorno qualcosa di inaspettato cambiò le giornate tranquille di quel piccolo regno.
Il re delle montagne dell’Alto Adige pensò di dare una grande festa e invitò tutti i nobili delle Dolomiti, tranne il re Laurino. Il quale però non si perse d’animo: così, dopo essersi reso invisibile, indossando la sua cintura, si recò alla celebrazione senza che nessuno lo vedesse.
Alla festa c’era una meravigliosa fanciulla: Similde, figlia del re dell’Alto Adige.
Inutile dire che Laurino se ne innamorò solo guardandola e non ci pensò due volte: la rapì e la portò nel suo regno. Era talmente innamorato di Similde che, con un incantesimo, ricoprì la montagna di un bellissimo manto di rose rosse.
Ma il padre della ragazza non rimase con le mani in mano: al contrario, con il suo esercito si mise in marcia verso il regno di Laurino. Il re invisibile era convinto che nessuno potesse scovarlo, grazie alla cintura magica, ma non aveva fatto i conti con un aspetto: ogni volta che si muoveva in quel giardino, calpestava qualche rosa. E lasciava traccia della sua presenza: di conseguenza ai soldati bastò seguire le sue tracce per raggiungerlo.
Lo acciuffarono e gli strapparono la cintura magica.
A Laurino non rimase che arrendersi e riconsegnare la dolce ragazza al padre, che lanciò un maleficio contro quel bellissimo giardino di rose: «Né di giorno, né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti».
E così le rose sparirono, lasciando spazio alla nuda roccia.
Ma Il padre della ragazza non aveva tenuto conto dell’alba e del tramonto. E da allora, con enorme stupore, il re Laurino potè ammirare al calar della sera il suo giardino di rose rosse.
Miracolo che ancor oggi possiamo ammirare nelle nostre Dolomiti.
Alla prossima!
Il disegno è di Sara Masoch





