Belluno giù: indicatori, spopolamento e infrastrutture la penalizzano

Belluno giù: indicatori, spopolamento e infrastrutture la penalizzano

«I nuovi indicatori sono perfetti per far affondare la nostra provincia». Il sindaco di Belluno Jacopo Massaro non ha alcun dubbio: a far sprofondare la provincia dolomitica dal quarto al 51° posto nella classifica della qualità della vita sono i calcoli dei nuovi parametri utilizzati dal Sole 24 Ore.

«Hanno inserito una quarantina di nuovi indicatori (su 90), prevalentemente su clima e salute – sottolinea Massaro -. Tra cui giorni di sole, pioggia, freddo e brezze estive. Ovviamente questo ci penalizza. E poi hanno cambiato il sistema di calcolo, per cui per ogni singolo indicatore alla prima in posizione danno 1.000 punti e all’ultima zero, graduando tutti gli altri non in proporzione al punteggio, ma per step uguali. Questo annulla gli estremi, per cui noi ad esempio sulla sicurezza siamo tra i migliori, ma la nostra distanza abissale con gli altri non è più considerata, come invece avveniva prima».

Massaro però va oltre la matematica dei numeri. E guarda anche ai problemi reali, correttamente sintetizzati dalla classifica del Sole 24 Ore. «Abbiamo un problema infrastrutturale: basta guardare quanto pesa l’assenza della banda larga. E poi c’è la questione degli indicatori relativi alla salute, su cui andiamo male. Dovrebbero fare una profonda riflessione la Regione e l’Ulss 1, che hanno recentemente adottato delle modifiche al nostro sistema che si stanno rivelando sbagliate». Non è quindi un problema di montagna. «Basta guardare Trento e Bolzano per capire come gli investimenti infrastrutturali diano risultati estremamente positivi – conclude il sindaco del capoluogo -. Stato e Regione devono aiutarci in questa partita».

Sì, perché stringi stringi, la scarsità di infrastrutture e le carenze della sanità si riflettono immediatamente sulla demografia: l’altra grande indiziata.

«Ancora una volta paghiamo lo spopolamento e la marginalità – analizza il presidente della Provincia, Roberto Padrin – anche se va detto che i parametri utilizzati non tengono conto di tutto quello che il nostro territorio rappresenta in termini di qualità della vita. Basti pensare alla sicurezza, campo in cui grazie a un collaudato sistema di coordinamento delle forze dell’ordine con la Prefettura, si può vivere tranquilli, senza i problemi legati alla delinquenza che ci sono in altre aree del Paese. Anche nella macroarea della ricchezza e dei consumi viene riconosciuta la qualità della nostra provincia, in cui, crisi industriali a parte, il tessuto imprenditoriale è sano e forte». I problemi evidentemente stanno altrove. E anche Padrin punta il dito sulla dotazione infrastrutturale: «Si tratta purtroppo di una legge di mercato che ci vede svantaggiati: se non abbiamo i numeri di popolazione tali da giustificare investimenti, le infrastrutture tardano ad arrivare. È proprio per questo che dobbiamo puntare forte sulla lotta allo spopolamento: non tanto per le classifiche, che lasciano il tempo che trovano, quanto piuttosto per dare un futuro a questo territorio, dove si continua a stare bene, con un’elevata qualità della vita».

Non è tutta colpa dello spopolamento, invece, per il deputato di Fratelli d’Italia e sindaco di Calalzo, Luca De Carlo: «Sarebbe riduttivo ricondurre tutto lì. Questa classifica testimonia i danni della politica accentratrice nazionale e la totale assenza di un piano industriale. Certo, lo spopolamento è un problema reale, ma è evidente anche il danno causato dallo svuotamento degli enti locali. Non solo Comuni e Provincia, ma anche gli enti intermedi cioè i sindacati e le Camere di commercio. Una politica razionalizzatrice che sta avendo effetti devastanti sulle aree marginali».

Allora come agire? Paolo Doglioni, presidente di Confcommercio Belluno, ha le idee chiare: «C’è solo una cosa da fare. Puntare sul turismo, l’unica leva per un territorio lontano dai centri nevralgici del commercio e della produzione. Dobbiamo saper promuovere al meglio “il rumore del silenzio”, ciò che ci contraddistingue e che alla lunga diventerà un punto di forza».

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