Uno dei primi scogli con cui devono fare i conti i profughi che scappano dalla guerra è la lingua. Gli ucraini in arrivo in questi giorni anche in provincia di Belluno non parlano l’italiano. Soprattutto i bambini e i ragazzi, strappati dalla loro quotidianità e catapultati in una realtà completamente diversa. Lingua diversa, alfabeto diverso, perché l’ucraino adotta il cirillico (le cui lettere sono molto differenti da quelle latine, e derivano dal glagolitico). Ma c’è un linguaggio universale, quello dello sport.
A Sedico l’accoglienza passa proprio attraverso lo sport. Calcio, pallavolo, atletica… non servono tante parole per allenarsi e giocare insieme. È proprio questo il concetto che sta alla base dell’iniziativa dell’amministrazione comunale. Che sta coinvolgendo tutte le associazioni sportive.
L’assessore Sebastiano Casoni ha già inviato una mail a tutte le squadre e società. Con una richiesta particolare: regalare qualche ora di svago e umanità ai bambini e alle bambine fuggiti dalla guerra.
«È la nostra accoglienza sportiva» sintetizza Casoni. «Abbiamo scritto alle associazioni proprio per chiedere una mano e sono convinto che le risposte saranno tutte positive. Sto vedendo grande solidarietà a Sedico. Molti hanno già accolto nelle loro case diverse famiglie di profughi. E adesso ci stiamo attivando per intercettare le necessità di queste persone».
A Sedico nell’ultima settimana sono già arrivati oltre trenta profughi. Ma il numero esatto cambia di giorno in giorno. E molti sono bambini. Il progetto di accoglienza sportiva punta proprio a dare uno spazio di serenità ai più piccoli. Alle società sportive viene chiesto di indicare disponibilità di luoghi e orari in cui i bambini e le bambine ucraini possano unirsi alle attività delle vari squadre presenti sul territorio comunale. Per un’ora di calcio o di pallavolo, un allenamento di basket o di tennis, o una sessione di danza o di skating. In base alle risposte, verrà stilato un elenco delle possibilità e tramite Sedico Servizi verrà fornito a chi si occuperà di questi bambini, che potranno così, se lo vorranno, passare del tempo con i loro coetanei.
«Queste persone che scappano dalla guerra necessitano di assistenza, accoglienza e sopratutto di umanità, specialmente i bambini» dice Casoni. «Sono convinto che uno degli “strumenti” più adatti a questo fine possa essere lo sport: linguaggio universale, pratica che unisce, veicolo di pace e di integrazione».
Lo sport insomma unisce. E Sedico non ha nessuna intenzione di fermarsi. Dopo calcio, pallavolo, basket e tennis, sarà la volta della banda musicale. Perché anche la musica ha un linguaggio universale.





