Il calcio bellunese piange Sandro Tormen, scomparso a 58 anni a causa di una malattia incurabile che in poche settimane lo ha strappato alla famiglia, agli amici e al suo mondo: il campo. Un mondo che aveva abitato per tutta la vita, prima da difensore centrale, poi da allenatore capace di lasciare un segno ovunque sia passato. Aveva indossato le maglie delle migliori squadre della provincia: Belluno, Feltrese, Ripa Fenadora. In campo portava carisma, lettura del gioco, affidabilità. Era già un allenatore naturale, uno di quelli che guidano la squadra anche senza fascia al braccio. Il passaggio dalla linea difensiva alla panchina era stato quasi inevitabile.
E anche da tecnico aveva continuato a vincere. L’ultimo trionfo è di poche settimane fa: il campionato di Prima categoria conquistato con il Fiori Barp Mas, una promozione storica arrivata al termine di una stagione dominata. Prima ancora erano arrivati due titoli con il Ripa, un successo con la Ztll Sinistra Piave e la Coppa Veneto sollevata nel 2022 con il Longarone Alpina.
Durante il campionato, però, un malore improvviso aveva acceso un campanello d’allarme. Sembrava un episodio isolato, invece era il primo segnale di una malattia che non gli ha più permesso di tornare in panchina nelle ultime due giornate. Dipendente della Bellunum, Tormen aveva continuato a seguire la squadra finché le forze glielo avevano consentito.
Gli ultimi giorni li ha trascorsi nell’hospice Casa Tua 2 dell’ospedale San Martino di Belluno, dove si è spento. La notizia della sua morte ha fatto rapidamente il giro delle società sportive della provincia e non solo. Decine i messaggi di cordoglio, di ricordo e di vicinanza ai familiari. Sandro Tormen lascia l’ex moglie, l’attuale compagna e due figli. Ma lascia anche un vuoto profondo nel calcio bellunese, che oggi perde non solo un allenatore vincente, ma un uomo vero, rispettato e amato da tutti.





