Case della Comunità, protesta a Venezia. In piazza anche il Feltrino

Case della Comunità, protesta a Venezia. In piazza anche il Feltrino

Una mattinata di protesta davanti a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale. Cittadini e attivisti arrivati da tutto il Veneto hanno denunciato quella che definiscono la “deriva della sanità territoriale”, con un presidio organizzato dal Covesap, il Coordinamento Veneto Sanità Pubblica. Al centro della mobilitazione, il futuro delle Case della Comunità, le strutture finanziate dal PNRR che dovrebbero rappresentare il nuovo perno dell’assistenza di prossimità. In prima fila anche il Comitato Feltrino per il diritto alla salute, a ricordare come le criticità colpiscano con particolare forza la provincia di Belluno e le aree montane.

“Solo 3 Case su 95 hanno tutti i servizi previsti”

I numeri diffusi dal Coordinamento parlano chiaro: in Veneto sono stati investiti oltre 240 milioni di euro per realizzare 95 Case della Comunità entro giugno 2026. Ma la fotografia reale, sostengono i comitati, è lontana dalle inaugurazioni ufficiali. «Ad oggi non si sa quali servizi saranno davvero attivi» denunciano i manifestanti. I monitoraggi regionali, aggiungono, mostrano che solo tre strutture su novantacinque dispongono di tutti i servizi obbligatori previsti dal DM 77/2022. Il timore è che le Case della Comunità si trasformino in contenitori senza contenuto, privi di una progettazione basata sui bisogni dei territori.

Il caso bellunese: sedi difficili da raggiungere e personale che manca

Nell’ULSS 1 Dolomiti le Case della Comunità inaugurate sono quattro: Belluno, Agordo, Pieve di Cadore e Feltre. Ma, secondo la delegazione bellunese, le criticità non mancano. «Abbiamo una popolazione sempre più anziana che fatica a spostarsi» spiegano dal Comitato Feltrino. «Eppure molte sedi sono state collocate in luoghi eccentrici, difficili da raggiungere con i mezzi pubblici. Scelte dettate più dalla disponibilità di edifici da riadattare che dalla reale vicinanza ai cittadini». Due le domande portate sotto le finestre della Regione: chi lavorerà in queste strutture? e chi le gestirà? Ad oggi manca un accordo tra Regione e Medici di Medicina Generale per la loro presenza nelle Case della Comunità. Senza medici e senza infermieri di famiglia, avvertono i comitati, il rischio è che il presidio diventi un ufficio burocratico. Tra le preoccupazioni sollevate dai manifestanti c’è anche la possibilità di una progressiva privatizzazione, citando i recenti accordi tra sindacati medici ed ENPAM. «Le Case della Comunità devono restare un presidio della sanità pubblica» è stato il coro unanime.

Le richieste alla Regione

A conclusione del presidio, il Covesap ha ribadito le proprie istanze alla Giunta regionale guidata da Alberto Stefani:

  • Sanità pubblica garantita: stop a ogni ipotesi di gestione privata.
  • Servizi completi: presenza obbligatoria di tutte le figure professionali previste dal DM 77/2022.
  • Accessibilità reale: sedi collocate in luoghi facilmente raggiungibili.
  • Partecipazione dei cittadini: coinvolgimento nelle scelte di programmazione sanitaria.

«L’attenzione resta altissima, soprattutto quassù in montagna» concludono dal Comitato Feltrino. La battaglia per il diritto alla salute, assicurano, non si fermerà davanti ai palazzi veneziani.

© Copyright – I testi pubblicati dalla redazione su newsinquota.it, ove non indicato diversamente, sono di proprietà della redazione del giornale e non è consentita in alcun modo la ripubblicazione e ridistribuzione se non autorizzata dal Direttore Responsabile.

TAG
CONDIVIDI
Articoli correlati

© 2023 NIQ Multimedia s.r.l.s. – C.F. e P.IVA: 01233140258
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Belluno n. 4/2019

Torna in alto