Una rete di accessi abusivi ai database dello Stato, informazioni riservate vendute come merce al mercato nero e un giro di soldi che ha coinvolto poliziotti e dipendenti pubblici infedeli. L’inchiesta della Procura di Napoli sulla compravendita di dati sensibili arriva anche in provincia di Belluno, tra le cinque toccate dall’operazione che ha portato a 29 misure cautelari. Il blitz, coordinato dal procuratore Nicola Gratteri, ha interessato Napoli, Ferrara, Bolzano, Roma e appunto Belluno. Quattro persone sono finite in carcere, sei ai domiciliari e altre diciannove dovranno presentarsi regolarmente alla polizia giudiziaria.
Un sistema rodato: 730 mila accessi abusivi
Secondo gli investigatori, la rete criminale aveva trasformato le banche dati dello Stato in un supermercato dell’informazione riservata. In due anni, due agenti infedeli avrebbero effettuato 730 mila accessi non autorizzati: 600 mila uno, 130 mila l’altro. Nessuno giustificato da esigenze di servizio. Le informazioni “esfiltrate” riguardavano calciatori, cantanti, imprenditori, manager di grandi aziende, persino figure di spicco del settore farmaceutico e un membro del board di Leonardo. Tutto venduto a poche decine di euro ad agenzie compiacenti. «C’era un tariffario» ha spiegato Gratteri. «Gli indagati utilizzavano le proprie password per accedere ai sistemi e rivendere i dati riservati».
Il ruolo del Bellunese nell’indagine
Tra le province coinvolte c’è anche Belluno, dove ieri (13 maggio) sono stati eseguiti alcuni dei provvedimenti cautelari. La presenza del territorio nella maxi-inchiesta conferma come il fenomeno non sia confinato ai grandi centri, ma tocchi anche realtà periferiche e montane. L’indagine è partita da una segnalazione dell’Inps, che aveva rilevato accessi anomali e quotidiani alla propria banca dati. Da lì, la ricostruzione di un sistema strutturato, con ruoli definiti e un giro d’affari che ha portato al sequestro di 1,3 milioni di euro.
La macchina investigativa
L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Napoli, diretta da Mario Grassia, insieme al pool cyber-crime della Procura coordinato da Vincenzo Piscitelli e al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Campania–Basilicata–Molise. Un lavoro che ha permesso di smantellare un’associazione a delinquere capace di muoversi dentro e fuori gli uffici pubblici, sfruttando credenziali istituzionali per alimentare un mercato parallelo di informazioni private.





