O hanno una salute di ferro, oppure sono ancora legati a doppio filo al “modello Nordest”, quello del produrre produrre produrre. Difficile trovare una terza via, nei dati sui giorni di non-lavoro per malattia diffusi dalla Cgia di Mestre, regione per regione.
IL DETTAGLIO
Dall’analisi del numero di giorni di malattia registrato nel 2023, in Italia il dato medio è stato pari a 8,5; se nel settore pubblico si è attestato a 8,3, nel privato è stato leggermente superiore e pari a 8,6. In tutti i casi, comunque, rispetto al 2017 la situazione è in netto miglioramento: il dato medio nazionale, ad esempio, è sceso del 16 per cento. Le differenze a livello regionale sono comunque molto marcate. La regione dove i lavoratori sono più “acciaccati” è la Calabria; chi si è ammalato è rimasto a casa mediamente 15,3 giorni (9,6 giorni l’assenza dei dipendenti pubblici e ben 18,8 degli occupati nel privato). Praticamente il doppio di quanto registrato in Emilia Romagna e in Veneto, che, invece, hanno entrambe “cumulato” 7,8 giornate medie di malattia. Dopo la Calabria, i lavoratori più “malaticci” d’Italia sono quelli della Basilicata con 10,2 giornate medie di assenza. Seguono gli occupati della Valle d’Aosta con 9,7, quelli della Sardegna con 9,6 e quelli del Molise con 9,4. Rispetto al 2017, in tutte le regioni il numero delle giornate medie di assenza per malattia è in calo, con punte del -20 per cento proprio nel Mezzogiorno (addirittura -23 per cento in Calabria).
IN VENETO
A livello regionale veneto, nel 2023 sono stati 8,2 i giorni medi di malattia per lavoratore nel settore pubblico, mentre si scende a 7,8 giorni nel privato. Negli ultimi anni i veneti hanno limato parecchio questo dato: la differenza tra 2017 e 2023 dice quasi un giorno e mezzo in meno nel pubblico e quasi due nel privato.





