Hydro, via le matrici produttive. «Così si prepara la chiusura»

Hydro, via le matrici produttive. «Così si prepara la chiusura»

Non bastavano due incendi in pochi giorni, lo stop forzato alla produzione e danni pesanti agli impianti. Hydro affonda un altro colpo sullo stabilimento di Feltre: le matrici produttive stanno già viaggiando verso il Milanese. Una mossa improvvisa, unilaterale, che per sindacati e istituzioni ha un solo significato: lo smantellamento è iniziato. E con questa decisione, per Fiom e Fim, finisce anche la “tregua” istituzionale. I sindacati annunciano assemblee dei lavoratori per venerdì 13 febbraio.

«Decisione unilaterale, impegni traditi»

A denunciare lo spostamento è la Fiom Cgil del Veneto. «Apprendiamo oggi (10 febbraio, ieri per chi legge, ndr) che Hydro ha deciso, in maniera unilaterale e non concordata, di trasferire le matrici produttive presso lo stabilimento di Ornago a Milano» attaccano i sindacalisti, parlando di una scelta che «smentisce clamorosamente» gli impegni presi ai tavoli di crisi regionali e ministeriali.

Un quadro già compromesso

La tensione era esplosa a fine novembre, quando la multinazionale norvegese aveva messo sul tavolo l’ipotesi di chiudere Feltre insieme ad altri quattro siti europei. Da allora proteste, incontri istituzionali e un confronto sempre più duro hanno portato la vertenza fino al Ministero delle Imprese. A peggiorare la situazione è arrivato l’incendio del 9 febbraio, che ha devastato parte delle strutture elettriche e fermato la produzione. I tempi di ripristino potrebbero arrivare a dieci settimane, lasciando nell’incertezza i 120 lavoratori. Proprio oggi (11 febbraio) è fissato un incontro al Mimit per fare il punto della situazione.

«Così non si riparte più»

Il trasferimento delle matrici – cuore della produzione – fa temere che lo stop non sia affatto temporaneo. «Questa azione smaschera la vera strategia di Hydro» insiste la Fiom. «Il trasferimento delle matrici e il fermo prolungato degli impianti non sono dettagli tecnici, ma atti sostanziali che pregiudicano il futuro del sito. Riportare a piena operatività gli impianti richiede tempi, risorse e volontà che l’azienda, palesemente, non intende investire». Secondo il sindacato, lo “svuotamento” in corso rende la discussione sulle procedure di legge «una mera formalità burocratica», privando territorio e maestranze di reale potere contrattuale.

«La tregua è finita». Fiom e Fim convocano i lavoratori

La posizione dei sindacati si irrigidisce. «La nostra posizione è chiara: allo stato attuale, a partire da domani (12 febbraio) decadono gli impegni di “tregua” visto che Hydro non ha fornito alcuna garanzia concreta per il futuro dei lavoratori e delle lavoratrici, disattendendo ogni impegno preso nelle sedi istituzionali» dichiarano Stefano Bona (Fiom) e Mauro Zuglian (Fim).

I due segretari respingono anche la richiesta di Cassa Integrazione fino a fine febbraio: «Non può essere accettata come un ammortizzatore sociale passivo: ci appare come l’anticamera di un punto di non ritorno che non intendiamo avallare. Non rimarremo inermi di fronte a questo atteggiamento predatorio che tutela profitti e clienti a discapito esclusivo delle persone». Per questo Fiom e Fim convocano l’assemblea dei lavoratori per il 13 febbraio 2026. «In quella sede, alla luce dell’esito dell’incontro ministeriale e preso atto della condotta aziendale, decideremo tutte le iniziative di mobilitazione necessarie a difesa dello stabilimento di Feltre e della dignità occupazionale».

Le istituzioni: «Sgarbo istituzionale gravissimo»

Durissima la reazione del senatore Luca De Carlo, del presidente della Provincia Roberto Padrin e della sindaca di Feltre Viviana Fusaro, esposta in una nota congiunta. «Atto gravissimo e pesantissimo sgarbo istituzionale» lo definiscono. «Dare il via allo smantellamento poche ore prima del vertice a Roma è inaccettabile. Il futuro dell’azienda non può essere ridotto a una banale questione di bilanci: qui c’è in gioco la tenuta occupazionale e sociale di Feltre, del Feltrino e del Bellunese». E affondano: «Mentre territorio, istituzioni, lavoratori e sindacati stanno lavorando per salvare lo stabilimento, qualcuno sta facendo di tutto per andarsene. Questo non è accettabile».

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