Ripensare Via Feltre non come una semplice strada, ma come uno spazio pubblico contemporaneo. È l’invito lanciato da Giulia De Negri, giovane architetta bellunese oggi residente a Copenhagen, dove lavora nello studio internazionale Gehl Architects, punto di riferimento mondiale per la progettazione urbana centrata sulle persone.
Nella sua lettera aperta, De Negri guarda a Belluno con un doppio sguardo: quello affettivo di chi è cresciuto in città e quello professionale di chi ogni giorno lavora su strade, piazze e quartieri in contesti europei in continua trasformazione. La donazione destinata alla riqualificazione di Via Feltre, sottolinea, rappresenta «una possibilità rara», perché non riguarda solo il rifacimento di un’arteria, ma la definizione di uno degli accessi principali al centro storico e, in senso più ampio, dell’identità urbana che Belluno vuole costruire nei prossimi anni.
Secondo l’architetta, il progetto attuale continua a interpretare la strada soprattutto come infrastruttura per il traffico, mentre in molte città europee il paradigma è cambiato: la strada è prima di tutto uno spazio pubblico. Non significa eliminare le auto, ma ridisegnare le priorità. De Negri immagina una Via Feltre più semplice e più equilibrata, con una carreggiata leggermente ridotta per rallentare naturalmente la velocità, marciapiedi continui e più ampi, una pista ciclabile chiara e sicura, pensata per essere utilizzata da tutti, non solo da chi già si muove in bicicletta.
Ma la trasformazione, nella sua visione, non riguarda solo la mobilità. Via Feltre potrebbe diventare una strada da vivere, non solo da attraversare. Piccoli spazi di sosta, panchine ben posizionate, punti d’ombra continui, alberature distribuite in modo coerente: elementi semplici, ma capaci di rendere il percorso più confortevole e più umano. «Non serve fare qualcosa di spettacolare: serve fare qualcosa di coerente e continuo», scrive.
La strada, ricorda De Negri, ha tutte le condizioni per diventare un asse urbano di qualità. È pianeggiante, attraversa una zona residenziale con famiglie e scuole, è già servita da parcheggi e conduce direttamente al centro storico. Per una popolazione che sta progressivamente invecchiando, potrebbe diventare un invito concreto a tornare a muoversi a piedi, grazie a spazi più accessibili e più confortevoli.
Anche il tema dei parcheggi, spesso centrale nel dibattito pubblico, viene affrontato con uno sguardo più ampio. Lungo Via Feltre esistono già diverse opportunità di sosta fuori dall’asse stradale: parcheggi privati, garage condominiali, spazi per i clienti delle attività commerciali e aree pubbliche come l’ex MOI. Per l’architetta, una riduzione della sosta lungo la strada non sarebbe quindi una perdita, ma un’opportunità per restituire spazio a marciapiedi più ampi, verde, ombra e percorsi ciclabili sicuri.
C’è poi il tema del clima, che non può più essere considerato secondario. Anche Belluno ha sperimentato estati più calde e piogge più intense. Ripensare una strada oggi significa pensare a superfici drenanti, più alberi, più ombra, meno asfalto e materiali capaci di rendere lo spazio più fresco e vivibile. Non è solo una scelta estetica, ma una questione di qualità della vita quotidiana.
Belluno, osserva De Negri, sta vivendo un momento di visibilità internazionale grazie alle Olimpiadi e alla crescente attenzione verso il turismo legato alla montagna. Come capoluogo, ha l’occasione di dare un segnale chiaro: mostrare che il rapporto con la natura non appartiene solo alle vette, ma può essere parte integrante anche dello spazio urbano. Chi arriva per il paesaggio, si aspetta di ritrovare la stessa qualità anche nelle strade della città.
Infine, l’architetta richiama l’importanza del processo. Anche se la donazione è privata, il suolo resta pubblico e appartiene ai cittadini. Per questo auspica un coinvolgimento reale dei residenti, delle scuole, dei commercianti e delle associazioni del quartiere, non come passaggio formale ma come ascolto autentico di chi vive la strada ogni giorno.
Nella sua conclusione, De Negri non lancia una critica, ma un invito fiducioso. Via Feltre, scrive, potrebbe diventare molto più di una strada riqualificata: un esempio concreto di come anche una città piccola possa progettare spazi pubblici contemporanei, accessibili e pensati per le persone. «Belluno ha tutte le potenzialità per guardare avanti. Vale la pena immaginare qualcosa di più ambizioso».
Lettera firmata da Giulia De Negri, architetta urbana bellunese, oggi residente a Copenhagen e parte del team di Gehl Architects.





