Gas alle stelle, carburanti in impennata e bollette destinate a salire ancora. La CGIA lancia un appello diretto a Bruxelles: serve un intervento strutturale, un vero e proprio Next Generation EU bis per proteggere famiglie e imprese dall’ennesima crisi energetica. Secondo l’Ufficio Studi, dall’inizio della guerra in Iran il prezzo del gas è aumentato del 60,2%, mentre il Brent è schizzato del 54,1%. Un passaggio del documento è emblematico: «Dall’inizio della guerra in Iran, le quotazioni del gas (+60,2%) e del Brent (+54,1%) sono aumentate sensibilmente, facendo salire rispettivamente le bollette elettriche (+14,2%) e il costo del diesel (+21,2%)».
La CGIA chiede che l’Unione Europea non si limiti alla sospensione del Patto di Stabilità, ma definisca una misura di lungo periodo che consenta agli Stati membri di accedere a risorse comuni – sovvenzioni e prestiti – per affrontare sia le tensioni geopolitiche sia la transizione energetica. L’analisi è netta: le misure adottate finora dai singoli Paesi sono giudicate «temporanee, poco incisive e prive di coordinamento». Il riferimento è al modello del Recovery Fund, che dopo la pandemia ha messo in campo 750 miliardi di euro, di cui 191,5 destinati all’Italia. Ma oggi, sostiene la CGIA, serve un nuovo strumento capace di sostenere economie fragili e contenere uno shock energetico che rischia di trasformarsi in recessione.
Perché Bruxelles deve intervenire
Il documento individua tre motivi principali: stabilità macroeconomica, coesione sociale e tutela del mercato interno. L’aumento dei prezzi energetici, si legge, si trasmette rapidamente ai costi di produzione e ai prezzi finali, comprimendo i redditi reali e alimentando inflazione da costi. Senza un intervento europeo, l’unica risposta resterebbe la politica monetaria restrittiva, con effetti recessivi. C’è poi il tema dell’equità: l’energia pesa di più sui redditi medio-bassi, aumentando il rischio di povertà energetica. Infine, la competitività: differenze troppo marcate nei prezzi dell’energia tra Paesi con capacità fiscali diverse rischiano di distorcere il mercato interno.
Le misure richieste
La CGIA propone un pacchetto di interventi: sospensione del Patto di Stabilità, taglio dell’Iva sulle bollette, tetto europeo al prezzo del gas, contributo sugli extraprofitti delle multinazionali dell’energia e disaccoppiamento tra prezzo del gas ed energia elettrica. Senza una cornice europea, avverte il documento, i provvedimenti nazionali restano «poco incisivi e del tutto insufficienti».
Carburanti e bollette: i numeri della stangata
I dati raccolti dall’Ufficio Studi mostrano un quadro in rapido deterioramento. Il diesel è passato da 1,720 a 2,084 euro/litro in poco più di un mese (+21,2%), mentre la benzina è salita del 5,3%. L’impennata del gasolio è stata trascinata dal Brent, che dal 27 febbraio al 2 aprile è passato da 70,75 a 101,16 dollari al barile. Sul fronte dell’energia, il prezzo elettrico di borsa è salito del 14,2%, mentre il gas ha registrato un +60,2%. Un passaggio del documento sintetizza bene la situazione: «Un’evoluzione che, inevitabilmente, si rifletterà sulle bollette, con prospettive tutt’altro che rassicuranti».
Il rischio recessione
La CGIA teme che l’aumento dei prezzi energetici possa innescare una nuova fase recessiva, soprattutto per le imprese energivore e gasivore. Senza un intervento europeo coordinato, avverte il report, nessun Paese dispone da solo delle risorse necessarie per reggere l’urto.





