«Hydro, le crisi industriali non diventino alibi per comprimere salari e diritti»

«Hydro, le crisi industriali non diventino alibi per comprimere salari e diritti»

La vertenza Hydro di Feltre resta uno dei dossier più delicati dell’industria metalmeccanica veneta. A ribadirlo è la Fiom Cgil Veneto, che ha tracciato una fotografia aggiornata del comparto: oltre 80 situazioni di crisi o difficoltà aziendale, con più di 9 mila lavoratrici e lavoratori coinvolti. Tra queste, il caso dello stabilimento feltrino occupa un posto di primo piano per il peso che riveste nell’economia bellunese.

Secondo il sindacato, la crisi non interessa in modo uniforme tutto il settore. Accanto alle aziende che fanno ricorso agli ammortizzatori sociali, infatti, ce ne sono altre che continuano a investire, produrre utili e sottoscrivere accordi aziendali con incrementi salariali e nuove tutele per i dipendenti.

Per quanto riguarda il Bellunese, il riferimento è inevitabilmente alla lunga vertenza Hydro, aperta dopo l’annuncio della multinazionale norvegese di voler dismettere il sito di Feltre. Nelle ultime settimane è emersa l’ipotesi dell’acquisizione da parte di Metalba, ma il futuro dello stabilimento e soprattutto dei livelli occupazionali resta ancora incerto. Una situazione che continua a preoccupare lavoratori e sindacati.

«Non siamo di fronte a una crisi generalizzata della metalmeccanica – osserva il segretario generale della Fiom Veneto, Antonio Silvestri –. Esistono difficoltà congiunturali, ma soprattutto problemi strutturali: filiere produttive frammentate, scarsi investimenti in ricerca e innovazione, costi energetici elevati e una forte dipendenza dalle decisioni delle multinazionali. Serve una vera politica industriale, nazionale e regionale, capace di decidere quali produzioni strategiche difendere e sviluppare».

Per la Fiom, non basta intervenire quando una crisi è già esplosa. Occorrono investimenti pubblici e privati, sostegno all’innovazione e una strategia che accompagni le transizioni industriali, evitando che il ricorso agli ammortizzatori sociali diventi l’unica risposta.

Accanto alle difficoltà, il sindacato evidenzia però anche il volto positivo della metalmeccanica veneta. Negli ultimi mesi sono stati sottoscritti quasi novanta accordi aziendali che hanno portato premi di risultato, incrementi economici e nuove tutele, dalla conciliazione tra vita e lavoro ai congedi parentali, fino a misure di welfare e sostegno alla genitorialità.

«Il messaggio è chiaro – conclude Silvestri –: non permetteremo che le crisi industriali diventino un alibi per comprimere salari e diritti. Continueremo a muoverci su due fronti: difendere il lavoro e conquistare nuove tutele per lavoratrici e lavoratori».

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