Fusioni tra Comuni, Scopel: “Così si drogano i bilanci

Fusioni tra Comuni, Scopel: “Così si drogano i bilanci

«Possiamo davvero pensare di risolvere problemi complessi togliendo ancora risorse a territori che si sono sempre dimostrati virtuosi? Prima ci tagliamo una gamba, poi l’altra… e poi cosa resterà?» afferma Scopel, intervenendo in una discussione che negli ultimi giorni si è nuovamente infiammata.

“Contributi una tantum? Problemi solo rinviati”

Il sindaco mette in guardia dal fare affidamento sugli incentivi economici previsti per favorire le fusioni.
«È innegabile che chi si fonde ottenga benefici immediati, ma si tratta di contributi una tantum. Tra qualche anno gli stessi Comuni si troveranno ad affrontare problemi strutturali che oggi vengono semplicemente rinviati».

Per Scopel, il rischio è evidente: si migliora il bilancio nel breve periodo, ma senza risolvere i nodi veri. «Le difficoltà organizzative, la mancanza di personale, la sostenibilità dei servizi restano tutte sul tavolo. Non si cura la malattia: si drogano le casse comunali».

“I Comuni virtuosi non possono pagare per gli sprechi altrui”

Scopel ricorda anche che non tutti i territori partono dalle stesse condizioni.
«Ci sono realtà che in passato hanno sperperato risorse, generando sprechi anche nella gestione del personale. Ma non siamo stati noi. I nostri Comuni sono sempre stati sotto-dimensionati. È ingiusto chiedere ulteriori sacrifici proprio a chi ha dimostrato virtuosità».

La fusione, sostiene il sindaco, non può essere proposta come soluzione universale. Senza un intervento strutturale dello Stato sulle risorse umane, «un’operazione amministrativa non risolve problemi che sono prima di tutto di organici e competenze».

“Collaboriamo da anni. Il problema non è la cooperazione”

Scopel ricorda che i piccoli Comuni già oggi lavorano insieme.
«Dalla gestione del personale ai tributi, dal SUAP al commercio fino ai servizi sociali gestiti con l’ULSS, le collaborazioni sono realtà consolidate. Non siamo contrari a fare rete: lo facciamo da tempo».

Secondo il sindaco, l’Italia dovrebbe guardare ai modelli che funzionano davvero: «Se vogliamo territori forti e competitivi, dobbiamo garantire servizi e risorse a costi sostenibili. Il Trentino docet».

“Senza presìdi locali, chi risponderà ai cittadini?”

La riflessione finale è una domanda che pesa come un macigno:
«I Municipi sono spesso l’ultimo, a volte l’unico presìdio a cui una persona può rivolgersi per avere risposte e aiuto. Chi sarà il loro interlocutore quando anche il portone del Comune sarà sbarrato?».

Scopel avverte: senza politiche stabili e investimenti duraturi, la coesione territoriale rischia di restare solo uno slogan.

Nel dibattito sulle fusioni tra Comuni torna a farsi sentire la voce di Dario Scopel, sindaco di Seren del Grappa e membro del direttivo nazionale A.N.P.C.I. La sua posizione è netta: gli incentivi straordinari non bastano e rischiano di creare effetti distorti. «Possiamo davvero pensare di risolvere problemi complessi togliendo ancora risorse a territori che si sono sempre dimostrati virtuosi? Prima ci tagliamo una gamba, poi l’altra… e poi cosa resterà?» afferma Scopel, intervenendo in una discussione che negli ultimi giorni si è nuovamente infiammata.

Il sindaco mette in guardia dal fare affidamento sugli incentivi economici previsti per favorire le fusioni. «È innegabile che chi si fonde ottenga benefici immediati, ma si tratta di contributi una tantum. Tra qualche anno gli stessi Comuni si troveranno ad affrontare problemi strutturali che oggi vengono semplicemente rinviati». Per Scopel, il rischio è evidente: si migliora il bilancio nel breve periodo, ma senza risolvere i nodi veri. «Le difficoltà organizzative, la mancanza di personale, la sostenibilità dei servizi restano tutte sul tavolo. Non si cura la malattia: si drogano le casse comunali».

Scopel ricorda anche che non tutti i territori partono dalle stesse condizioni. «Ci sono realtà che in passato hanno sperperato risorse, generando sprechi anche nella gestione del personale. Ma non siamo stati noi. I nostri Comuni sono sempre stati sotto-dimensionati. È ingiusto chiedere ulteriori sacrifici proprio a chi ha dimostrato virtuosità». La fusione, sostiene il sindaco, non può essere proposta come soluzione universale. Senza un intervento strutturale dello Stato sulle risorse umane, «un’operazione amministrativa non risolve problemi che sono prima di tutto di organici e competenze».

Scopel ricorda anche che i piccoli Comuni già oggi lavorano insieme. «Dalla gestione del personale ai tributi, dal SUAP al commercio fino ai servizi sociali gestiti con l’ULSS, le collaborazioni sono realtà consolidate. Non siamo contrari a fare rete: lo facciamo da tempo». Secondo il sindaco, l’Italia dovrebbe guardare ai modelli che funzionano davvero: «Se vogliamo territori forti e competitivi, dobbiamo garantire servizi e risorse a costi sostenibili. Il Trentino docet». «I Municipi sono spesso l’ultimo, a volte l’unico presìdio a cui una persona può rivolgersi per avere risposte e aiuto – è la sua riflessione finale – Chi sarà il loro interlocutore quando anche il portone del Comune sarà sbarrato?».

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