Floricoltura, serve ossigeno per ripartire: «Contributi, ma solo alle aziende solide»

Floricoltura, serve ossigeno per ripartire: «Contributi, ma solo alle aziende solide»

La pandemia, si spera, ce la stiamo lasciando alle spalle. Ma per ripartire interi settori necessitano di ossigeno. Leggasi liquidità. Contributi.

Non fanno eccezione i florovivaisti, che all’indomani dell’audizione in Commissione Agricoltura al Senato dei rappresentanti di settore nazionale, mirata alla discussione del ddl “Disposizioni per la disciplina, la promozione e la valorizzazione delle attività del settore florovivaistico”, hanno delle precise richieste. Chiedono contributi mirati alle aziende solide, inserite da anni nel tessuto produttivo del Bellunese, ma si appellano anche ai Comuni, affinché sia riconosciuto il lavoro prezioso dei manutentori dei verdi nei parchi, nei giardini e nella pulizia delle aree pubbliche.

«La discussione del ddl costituisce un’opportunità unica per il rilancio definitivo del settore florovivaistico, di rilevanza strategica anche in provincia di Belluno per il paesaggio, il territorio e il turismo – sottolinea Francesco Montagnese, referente dei florovivaisti di Confagricoltura Belluno e titolare del vivaio Top Green di Feltre -. Durante la pandemia siamo riusciti a far proseguire l’attività e a non licenziare i dipendenti, con grande sacrificio, che in Veneto sono alcune decine di migliaia, impiegati in circa 1.500 aziende. Ma le imprese che sono riuscite a stare in piedi vanno sostenute. Innanzitutto auspichiamo che i contributi non siano più dati a pioggia, ma alle aziende veramente meritevoli e sane che da anni investono e assumono. In seconda battuta auspichiamo che il nostro lavoro sia tenuto in considerazione dai Comuni nel tenere le aree pulite e nel fare manutenzione. Infine, ci auguriamo che si lavori di più nel promuovere la cultura dei fiori e delle piante, che portano bellezza e armonia nei paesi e nelle città. Troviamo inconcepibile che ci siano ancora amministratori di condominio che vietano di tenere sui balconi gerani e altre specie fiorite, solo perché perdono i petali e sporcano».

Dopo un maggio freddo e piovoso, che non ha aiutato le vendite, in giugno il lavoro è ripreso soprattutto grazie al ritorno delle cerimonie, in primis matrimoni e battesimi. «Siamo in piena produzione con gerani, petunie e tante altre piante da fiori, ma anche con tutte le piante aromatiche e le piantine da orto del periodo: insalate, cappuccio, verze, porri, prezzemolo, cetrioli, pomodori, fagiolini e alberi da frutto. La gente di montagna sta uscendo a comprare quello che serve per l’orto, il campo e il giardino, compresi terriccio e letame. Tuttavia la crisi si sente e, nonostante la riapertura dopo il lungo lockdown, c’è il timore di una nuova pandemia a settembre. Sono stati raggiunti risultati importanti, come il bonus verde, che è la giusta strada per sostenere il comparto, anche se si può migliorare».

Resta il problema della concorrenza sleale dei Paesi dell’Est europeo, che producono e vendono fiori e piante sottocosto alla grande distribuzione. «Da anni soffriamo questa situazione, contro la quale poco possiamo fare in quanto noi produciamo prodotti di qualità che, come tali, non possono essere svenduti – spiega Claudio Previatello, responsabile nazionale del settore florovivaismo dei Giovani di Confagricoltura -. Per rilanciare il settore basterebbe una campagna mediatica per incentivare le persone ad acquistare i prodotti nei vivai locali anziché quelli in arrivo da Bulgaria e Ungheria».

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