Dilaga il bostrico, addio boschi di abete. «Il bosco ricrescerà, ma ci vorranno decenni»

Dilaga il bostrico, addio boschi di abete. «Il bosco ricrescerà, ma ci vorranno decenni»

(Seconda e ultima parte)

Gli schianti di Vaia non esboscati, un’estate particolarmente favorevole. La proliferazione del “bostrico dell’abete rosso” è ormai fuori controllo, come ha spiegato lunedì Valerio Finozzi, tecnico dell’Unità organizzativa fitosanitario della Regione Veneto. Milioni di metri cubi di abeti rossi sono già preda del piccolo parassita e sono destinati a morire.

E quindi?

Dovremo probabilmente rassegnarci a veder cambiare la composizione dei versanti. «Eventi simili a Vaia avvenuti nelle estese foreste del Nord- est europeo – spiega Finozzi – hanno visto, nel giro di pochi anni, colpire dal bostrico aree grandi fino a 5 volte quelle colpite direttamente dalla tempesta». Se le cose non cambieranno, anche intere aree della nostra provincia andranno incontro ad un destino simile. Gravissima la situazione in Agordino, dove non ci sono territorio comunali immuni dall’infestazione.

Ma anche aree che sembravano essere al sicuro si sono invece rivelate vulnerabili. «Ad esempio – rivela Finozzi – credevamo che la Val Visdende fosse un’isola relativamente felice, dato che lì l’esbosco delle piante schiantate era proceduto bene. Invece le nostre analisi hanno dimostrato che anche lì, seppur in maniera minore di altre aree come l’Agordino e il Feltrino, il bostrico si è diffuso su ampie superfici. Probabilmente il grande numero di schianti ha cambiato la situazione anche per le piante rimaste in piedi, che si sono trovate in una situazione di stress, condizione ideale per il proliferare dell’Ips typographus».

Cosa ci riserverà il futuro? «C’è da dire che nel tempo anche la popolazione del bostrico troverà un suo equilibrio, e quindi la velocità di proliferazione dovrebbe diminuire. Ma non sarà un processo rapido, perché al momento il parassita ha a disposizione un’enorme quantità di “cibo” e la popolazione è molto forte, tanto da riuscire ad attaccare anche piante relativamente lontane da quelle schiantate».

«Rischiamo, nel giro di 3-4 anni, di esserci giocati interi boschi di abeti rossi. E c’è da fare attenzione anche ai larici, un’altra pianta che rischia di essere attaccata». Un problema enorme, dal punto di vista della sicurezza idrogeologica, perché i versanti montani senza più le radici degli alberi a trattenere il terreno diventano più fragili ed esposte a fenomeni franosi. Ma la scomparsa degli abeti diventerà un problema anche dal punto di vista turistico: immaginate infatti l’impatto negativo di vedere attorno a sé migliaia di alberi rinsecchiti.

Certo, poi il bosco ricrescerà: «Ma ci vorranno decenni», spiega Finozzi. Insomma, il post – Vaia avrà ripercussioni a lungo termine.

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