La consegna del Campanile di Cortina non convince affatto la consigliera di minoranza Roberta De Zanna, che bolla la cerimonia come «un’operazione di facciata, più utile a chi la riceve che alla comunità». La replica arriva a poche ore dall’evento in Sala Consiliare, dove l’Amministrazione ha assegnato la massima onorificenza civica alle personalità che hanno contribuito al percorso olimpico e paralimpico.
De Zanna non contesta il valore simbolico del Campanile, ma il modo in cui è stato utilizzato. «Parliamo di un riconoscimento che dovrebbe rappresentare l’identità profonda di Cortina. Vederlo trasformato in un trofeo da consegnare a ministri, presidenti e figure che con la nostra comunità hanno avuto rapporti spesso intermittenti lascia più di qualche perplessità» afferma. «La città ha vissuto anni complessi, tra ritardi, scelte calate dall’alto e opere che ancora oggi attendono risposte. Prima di distribuire onorificenze, sarebbe stato doveroso fare un bilancio serio e trasparente».
La consigliera punta il dito anche sulla gestione politica dell’evento. «Si è voluto costruire una passerella istituzionale, senza coinvolgere davvero la cittadinanza. Il Campanile non è un gadget da cerimonia: è un simbolo che appartiene ai cortinesi, non a chi arriva per un collegamento video di pochi minuti». E aggiunge: «L’Amministrazione continua a confondere la celebrazione con la comunicazione. Cortina non ha bisogno di autocelebrazioni, ma di chiarezza su ciò che resterà davvero dopo Milano Cortina 2026».
Per De Zanna, il nodo è uno: il futuro. «Si parla di eredità olimpica, ma i cortinesi aspettano ancora di capire quali benefici concreti avrà il territorio. Le opere incompiute, le criticità sulla mobilità, le ricadute sul tessuto sociale ed economico: questi sono i temi che meritano attenzione. Non le medaglie istituzionali».
La chiusura è un affondo diretto. «Il Campanile dovrebbe essere consegnato a chi lavora ogni giorno per Cortina: volontari, associazioni, operatori, cittadini. Non a chi appare solo quando c’è da tagliare un nastro. La nostra comunità merita rispetto, non scenografie».





