Dati, progetti e nuove sfide: il Comelico fa squadra per la salute

Dati, progetti e nuove sfide: il Comelico fa squadra per la salute

Un territorio che cambia, una popolazione che invecchia, nuove fragilità che emergono e una comunità che sceglie di reagire insieme. È il quadro emerso al convegno “Comelico in Salute”, andato in scena il 20 aprile nella Sala Polifunzionale di Dosoledo, momento centrale del percorso che unisce Servizio Sanitario e cittadini nella promozione della salute in Val Comelico. L’incontro, aperto dai saluti delle amministrazioni dei cinque Comuni e sostenuto dal gruppo di lavoro guidato da Amedeo Buzzo, ha sviluppato un programma fitto e coordinato da Giustina De Silvestro.

La prima sessione, moderata dal direttore sanitario dell’Ulss Dolomiti Sandro Cinquetti, ha offerto una fotografia nitida dello stato di salute del territorio. La professoressa Alessandra Buja dell’Università di Padova ha illustrato i dati demografici: dal 2001 la popolazione del Comelico è diminuita del 18% e l’indice di vecchiaia ha raggiunto quota 302,3, ben oltre la media regionale. Un territorio che invecchia e che presenta stili di vita critici, con consumi di alcol a rischio e binge drinking superiori alla media veneta. Da qui le cinque priorità strategiche individuate, a partire dal contrasto alla solitudine. A seguire, Nahuel Fiorito ha presentato un approfondimento sui tumori dell’apparato digerente, evidenziando un dato positivo: nell’ultimo decennio l’incidenza dei tumori colon-rettali è calata in modo significativo, risultato diretto dei programmi di screening consolidati.

Il punto sullo stato di avanzamento dei progetti è arrivato con gli interventi di Jacopo Fagherazzi e Alberto Lovat del Dipartimento di Prevenzione. Tra le iniziative più efficaci sono stati ricordati “1 km al giorno”, il concorso sulla merenda sana nelle scuole e il progetto intergenerazionale “Scambi Genera…Attivi”, che mette in relazione studenti e anziani per combattere l’isolamento e favorire l’invecchiamento attivo. Centrale anche la mappatura dei defibrillatori e la formazione sul loro utilizzo, considerata una priorità per la sicurezza delle comunità.

La sessione dedicata a Salute Mentale, Dipendenze e area Infanzia-Adolescenza-Famiglia, coordinata da Paola Paludetti, ha aperto nuove prospettive socio-sanitarie. Aldo Gatto, direttore del Dipartimento di Salute Mentale, ha richiamato l’importanza di un patto di comunità per intercettare precocemente il disagio psichico. Anna Franceschini, direttore del SerD, ha illustrato l’evoluzione dei servizi per le dipendenze e l’estensione del progetto “Fuoriposto/Safe Night” nelle Terre Alte, annunciando l’arrivo di una nuova Unità Mobile e l’uso di tecnologie per osservare da vicino le dinamiche giovanili. Ha ribadito che la collaborazione con Comuni e associazioni è decisiva per interventi di prossimità realmente efficaci.

Molto partecipato l’intervento di Cristina Micheluzzi, direttrice del servizio Infanzia Adolescenza Famiglia, che ha analizzato le sfide dell’adolescenza contemporanea. Ha descritto il passaggio “dalla piazza al display”, con lo smartphone che diventa insieme finestra e rischio di isolamento, soprattutto in montagna. Ha parlato dell’“effetto post-Covid” come acceleratore di ansie da prestazione e ha richiamato la scuola come ultimo “laboratorio di umanità” contro fenomeni come il cyberbullismo. Presentando i servizi territoriali, ha lanciato un appello alla “Comunità Educante”: non servono “genitori-poliziotti”, ma “adulti-porto”, ricordando che “il porto non insegue la nave in mare, ma tiene le luci accese perché la nave sappia sempre dove tornare durante la tempesta”.

La parte finale della giornata ha visto l’intervento di Marta Bramezza del Gruppo Sociale Comelico e la presentazione del direttore del Distretto, Lucia Dalla Torre, sulle innovazioni della medicina territoriale attraverso le Case della Comunità, pensate per un’assistenza più integrata e vicina ai cittadini. La Tavola Rotonda conclusiva, moderata da Livio Olivotto, ha riunito medici di base, pediatri, rappresentanti della scuola, istruttori sportivi e i Sindaci dei Consigli Comunali dei Ragazzi, in un confronto che ha confermato la forza del progetto: la salute si costruisce solo mettendo in rete tutte le risorse della comunità.

“Questo è un esempio di quello che significa lavorare insieme nella, per e con la Comunità per la salute, in modo sostenibile”, ha concluso il commissario Dal Ben.

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