Danni, sempre danni, fortissimamente danni. Gli agricoltori non ce la fanno più: contro i cinghiali serve un’azione mirata. Perché le devastazioni degli ungulati stanno mettendo in ginocchio decine e decine di aziende. Anche nel Bellunese.
Coldiretti Veneto ha stimato che a livello regionale ci sono più di 10mila cinghiali. Ma il numero aumenta di continuo, perché una scrofa è in grado di fare fino a due cucciolate l’anno (e 7-8 cuccioli alla volta). Agli agricoltori ogni anno vengono liquidati 300mila euro a fronte di un danno il cui valore è tre volte tanto.
«A rischio non ci sono solo i raccolti resi più preziosi in questo momento dalla necessità di assicurare adeguate forniture alimentari con l’emergenza coronavirus, ma anche la sicurezza dei cittadini che in alcuni territori sono assediati dagli animali selvatici sull’uscio di casa – dicono dalla Coldiretti nazionale -. Una situazione aggravata dal fatto che con l’emergenza sanitaria spesso sono stati sospesi i servizi di contenimento e chiusi gli ambiti territoriali di caccia».
E nel Bellunese? «La situazione è grave soprattutto nella Sinistra Piave, e in particolare nel Comune di Borgo Valbelluna dove i cinghiali hanno devastato prati e pascoli, con danni irreparabili anche in siti di interesse comunitario» spiega Alessandro De Rocco, presidente provinciale di Coldiretti. In effetti, basterebbe fare un giro sulla pedemontana zumellese e trichianese (basterebbe, perché con le misure di quarantena non ci si può muovere) per accorgersi delle arature fatte dai cinghiali. «I controllori abilitati non hanno la possibilità di muoversi per il piano di abbattimenti, in quanto la Provincia di Belluno lo ha sospeso fino al 3 aprile (e adesso fino al 13, ndr) – continua De Rocco -. Ma grazie a una stretta sinergia tra le parti, arriveremo a una soluzione del problema garantendo nel contempo l’osservanza del Dpcm e la sicurezza degli operatori. Ringrazio il presidente Padrin e tutti i consiglieri per l’attenzione prestata al mondo agricolo».





