Da dipendente di Del Vecchio a imprenditrice. Agordo piange Maria Luisa Pramaor

Da dipendente di Del Vecchio a imprenditrice. Agordo piange Maria Luisa Pramaor

Impara l’arte e mettila da parte. Maria Luisa Pramaor ha colto alla lettera il vecchio adagio. E la sua improvvisa e prematura scomparsa ha gettato l’Agordino in lutto.

È morta ieri (22 settembre) una delle figure più significative dell’imprenditoria bellunese. Una donna che ha cominciato come dipendente di Leonardo Del Vecchio – operaia numero 18 di una Luxottica agli albori – ed è diventata capitana d’industria di un’azienda che oggi veleggia nell’alto mare dell’occhialeria mondiale, la Pramaor di Taibon Agordino, conosciuta soprattutto per il marchio Blackfin e oggi guidata dal figlio Nicola Del Din. 

Maria Luisa Pramaor era entrata in Luxottica da giovane, aveva imparato il mestiere e poi era diventata terzista di Del Vecchio, mettendosi in proprio. Una donna tenace e lungimirante, che ha saputo mettere a frutto competenze e coraggio.

«Se ne va un simbolo dell’imprenditoria bellunese. Con Maria Luisa Pramaor perdiamo un pezzo della nostra storia, un esempio, in particolare, per tutte le giovani donne. Ai suoi familiari, e in particolare ai figli Carolina e Nicola, ai suoi tanti collaboratori, del presente e del passato, va il nostro abbraccio. Ci mancheranno la sua saggezza e la sua lungimiranza, l’eleganza e l’equilibrio. Siamo addolorati e commossi» scrive in una nota di cordoglio Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti. «Quella di Maria Luisa è la storia di una donna forte e determinata, che da operaia è diventata imprenditrice, contando solo sulle proprie energie e sulla sua grande capacità di visione. Ha rappresentato il meglio dell’imprenditoria femminile in tempi in cui non era facile né scontato essere donne di impresa, e questo senza mai rinunciare alla famiglia. Ha precorso i tempi praticando sul campo l’innovazione».

«Oggi – conclude Berton – la sua azienda è in buone mani e la sua storia non andrà dimenticata. Maria Luisa è stata una capitana d’impresa, a cui deve andare la nostra gratitudine di imprenditori, di bellunesi e anche di donne».

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