Il cambiamento climatico si è divorato l’ennesimo patrimonio naturalistico della provincia di Belluno: il ghiacciaio del Pelf, nel Longaronese.
A memoria d’uomo, è sempre stato lì. A “vegliare” sulla Val del Grisol e sulla valle delle Grave di San Marco: il bianco del ghiaccio – e della neve – rappresentava il cuore pulsante per il Gruppo dello Schiara.
Alla base della parete nord del Pelf il ghiaccio era perenne. E contribuiva ad alimentare la cascata del Fontanon, che a sua volta, dopo essersi infiltrata nei sotterranei carsici della montagna, ha creato la grotta “Guernica”: una straordinaria e recente scoperta, nobilitata da innumerevoli stalattiti e stalagmiti.
Il tempo verbale, però, è al passato. Perché l’immagine bianca, in quota, non esiste più. E nemmeno la cascata. «L’aumento delle temperature e lo scioglimento dei nevai – spiegano alcuni abitanti della zona – cambiano la fisionomia delle montagne. C’è grande preoccupazione per il futuro: ci chiediamo spesso se sapremo consegnare ai nostri figli un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato. Ma temiamo la risposta sia racchiusa nell’istantanea di pareti rocciose che non hanno più tracce di ghiaccio».
Tornando alle Grave di San Marco, la zona è conosciuta come “Valle dei Veneziani”, se è vero che proprio da qui partiva il carbone per le fucine dei vetrai. E dove partivano le antenne delle piante migliori, utili a costruire la città lagunare. Ecco perché c’è il rischio di disperdere non solo un patrimonio naturalistico. Ma anche storico e culturale.





