C’è roccia, parte l’operazione – salvezza per la chiesa di San Martino

C’è roccia, parte l’operazione – salvezza per la chiesa di San Martino

C’è roccia, sotto la chiesa di San Martino a Valle di Cadore. In profondità (da 10 a 30 metri sotto il sagrato) ma c’è. Può quindi andare avanti l’operazione di salvataggio dell’edificio di culto a rischio crollo. La buona notizia, unita all’illustrazione dell’intervento che si andrà a completare in qualche mese, è stata comunicata ieri nel palazzo della curia vescovile dal sindaco di Valle, Marianna Hofer, assieme al vescovo di Belluno – Feltre, Renato Marangoni, al geologo incaricato dal Comune, Siro Andrich e dal tecnico della Sovrintendenza per i beni culturali, Tommaso Fornasiero.

«Le indagini geologiche condotte da Igs e università di Parma – spiega Andrich – hanno confermato che nel terrapieno sui cui poggia l’antica chiesa di San Martino c’è roccia. Si trova ad una profondità variabile, dai 10 metri all’altezza del portale d’ingresso fino ai 30 all’altezza dell’abside». Una vera àncora di salvezza, alla quale poter ancorare la “berlinese” costruita vent’anni fa, e che ormai è troppo sollecitata. «I primi metri di terreno sotto la chiesa, e quello tutto intorno – prosegue il geologo – è sabbioso – ghiaioso, e sta scivolando piano piano verso il Boite. Basti pensare che intorno al sistema di ancoraggio costruito nel 2004 il terreno è sceso di 7 metri. Così ora i pali e i tiranti della berlinese sono molto sollecitati. Troppo, perché non hanno terreno solido a cui appoggiarsi».

Di fatto la chiesa di San Martino, costruita nel ‘700 ampliandone una già esistente, si trova esattamente sopra l’unico sperone di roccia. Tutto intorno, prima o poi, è destinato a franare. Una condizione che permetterà però di salvarla. «Si tratta di realizzare un nuovo cordolo al piede della berlinese che poi andrà ancorato alla roccia sottostante – spiega Andrich – e poi di consolidare il terreno sovrastante mediante delle iniezioni». La chiesa dallo scorso mese di giugno (da quando cioè è attivo il sistema di monitoraggio installato dalla Sovrintendenza) non ha subìto movimenti particolari. «Ma ora arriva l’inverno e la situazione potrebbe peggiorare – continua il geologo – quindi dobbiamo intervenire presto». Si comincia domani, con i tre sondaggi che permetteranno di conoscere le caratteristiche meccaniche della roccia. L’intervento costerà in totale un milione e 100mila euro. «Soldi già a disposizione dalla Regione – specifica il sindaco di Valle, Marianna Hofer – perché rientrano nei finanziamenti per il post – Vaia. La frana che minaccia la chiesa di San Martino, infatti, pur esistente da tempo, ha subìto un’accelerazione proprio dopo la tempesta di tre anni fa».

Se tutto andrà come deve, entro la primavera la chiesa potrebbe essere riaperta. «Sarebbe importante – chiosa il vescovo, Renato Marangoni – perché la chiesa di San Martino non è solo un luogo di culto, ma un riferimento essenziale per tutta la comunità, che non si è mai lamentata ma ha sempre mostrato grande attenzione e vicinanza alla sua chiesa».  

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