Killer incaricati di uccidere. Basisti inviati a nascondere armi nei boschi. Un regolamento di conti in piena regola, e poi via, nascosti nell’ombra. I particolari escono da un’inchiesta contro la criminalità organizzata calabrese che ha coinvolto le Direzioni distrettuali antimafia di Brescia, Ancona e Reggio Calabria. E mostrano intrecci con il Bellunese. Nella provincia dolomitica infatti sarebbe dovuto avvenire un omicidio, con spedizione punitiva contro un collaboratore di giustizia, residente tra le montagne da qualche tempo. E a quanto pare, le armi erano già state preparate.
La vicenda sta assumendo contorni sempre più netti. Tutto è partito dalle indagini dell’agguato a Marcello Bruzzese, ammazzato a colpi di pistola a Pesaro, il giorno di Natale del 2018. Gli inquirenti hanno seguito fin da subito la pista della ‘Ndrangheta e sono arrivati ad arrestare – tra Brescia e la Calabria – cinque persone a vario titolo per associazione mafiosa, omicidio, porto e detenzione illegale di armi, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare la ‘Ndrangheta. Tra i piani dei cinque arrestati ci sarebbe stato anche quello di un altro omicidio. A Belluno, per punire un ex affiliato alla cosca. L’esecuzione non è avvenuta, perché le manette sono scattate prima. Ma intanto nei boschi bellunesi, in zone appartate, sarebbero state nascoste le armi necessarie, tra cui una bomba a mano.





